L’americano getta nella disperazione un intero popolo, all’ennesima delusione dopo le 4 semifinali di Henman. Per Roddick sarà la 3° finale a Wimbledon contro Federer. La migliore risposta di Murray? Quella alla Regina. Giorgio Spalluto
“I’m sorry” queste le parole di dispiacere pronunciate da Andy Roddick, non solo al pubblico presente sugli spalti, ma ad un intero popolo che attendeva la finale di domenica da 71 anni, quando Henry “Bunny” Austin fu dominato nel 1938, 61 60 63 dall’americano Don Budge, che quell’anno centrò il Grande Slam. Il kid del Nebraska non partiva certamente favorito quest’oggi, in virtù di un bilancio dei precedenti davvero negativo (6-2 per Murray) e di una carriera che sembrava aver imboccato una lenta, ma inesorabile discesa. Ed invece Roddick ha interpretato il match in maniera straordinaria attaccando l’avversario ogni qualvolta se ne presentava l’occasione (75 discese a rete contro le 20 dello scozzese) mettendo in evidenza dei miglioramenti a rete insospettabili fino a qualche anno fa. Neanche il miglior Roddick visto qui a Londra, quello del primo set della finale del 2004 in cui era avanti 6-4 con Federer, poteva ostentare un campionario di colpi così completo come quello mostrato quest’oggi.
Il primo set segue l’ordine dei servizi senza particolari emozioni fino al decimo gioco. L’americano - dei due, colui che aveva conquistato più punti sul servizio dell’avversario - faceva valere la maggiore pressione nei turni di battuta dell’avversario, strappando il break decisivo a 30, al termine di un gioco in cui lo yankee si procurava la prima palla break del match con una splendida palla corta. Sul “Centre Court” cala il gelo, il 22enne di Dunblane sembra risentire in maniera eccessiva delle enormi aspettative in lui riposte e non riesce a liberare i suoi colpi. Il break a zero in favore di Murray sembra ristabilire i reali valori in campo. Il CMOOOON urlato a più non posso, sul dritto lungo linea vincente che inaugura il gioco successivo, scuote definitivamente il Centre Court che applaude i successivi 3 ace del beniamino di casa. Quelle che nel primo set prima sembravano delle discese a rete atte a scardinare la regolarità dell’avversario, nel secondo si tramutano in chirurgiche esecuzioni operate dallo scozzese ai danni del Roddick prima maniera, quello che non sapendo che fare si presentava a rete per farsi infilare.
L’ennesimo CMOOOON successivo al servizio vincente che gli regalava il 5 a 3 - al termine di un game in cui prima un doppio fallo e poi un errore banale, costringono lo scozzese ai vantaggi sul proprio servizio – mette la parola fine al secondo set, chiuso 2 giochi dopo con il punteggio di 6-4.
Mentre in Italia vanno in onda i siparietti tra Meloccaro e Federer, Murray ha 3 palle break di fila per strappare nuovamente in apertura di set, il servizio ad A-Rod. Questa volta il 27enne americano, le annulla tutte e 3, l’ultima con una pregevole stop-volley di rovescio, mettendo a segno 5 punti di fila.
Lo scampato pericolo ridà fiducia a Roddick che nel 4° gioco, sul 2-1 in suo favore, strappa il servizio allo scozzese, bravo ad annullare le precedenti 3 palle break - con un pallonetto-passante di precisione chirurgica, con un rovescio lungo linea vincente, e con un ace esterno certificato dal falco- ma incapace di sfruttare una palla per il 2-2 e di ottenere punti gratuiti con il servizio. La rabbia dello scozzese si esplicita in qualche parolina di troppo su cui il giudice di sedia Pascal Maria non transigeva. L’oggetto del contendere è la parolina susseguente al “Cmon”, pronunciata da Andy, “pass” per lo scozzese, “fuck” per l’arbitro. E’ il servizio a fare la differenza nei momenti clou. L’americano, infatti, grazie alla battuta, spesso e volentieri riesce a salvarsi dalle situazioni più delicate, come nel sesto gioco quando è costretto ai vantaggi. La battuta che aveva aiutato l’americano fino a quale momento, lo abbandona proprio mentre si appresta sul 5-3 a servire per il match, lui che sul 5-2 servizio Murray, era stato per ben 2 volte a 2 punti dal set. A suonare la carica è il solito CMOOOON dello scozzese sullo 0-15, al termine di un punto in cui l’americano decide di servire una prima slice troppo morbida (110 miglia orari) che lo scozzese gli rimanda nei piedi. Murray si riporta così per la terza volta nel match sullo 0-40 sul servizio dell’americano e questa volta non si lascia sfuggire l’occasione, trascinato da un pubblico incontenibile.
Non si è ancora placato il coro “MURRAY MURRAY” che lo scozzese ha già piazzato il primo ace dei 3 messi a segno nel game che riportava il match in parità: 5-5. Si giunge così la tiebreak che con ogni probabilità si appresta a decidere le sorti del match. Il primo a perdere un punto sulla propria battuta è Murray, a cui non riesce un difficile passante di rovescio sulla 46° discesa a rete di Roddick nel match. Lo scozzese recupera subito il minibreak di vantaggio con un passante millimetrico di dritto ma affonda in rete un comodo dritto che regala all’americano il 3-2. Il successivo rovescio lungo linea in corridoio di Murray regala all’avversario l’ennesimo vantaggio (4-2) che puntualmente svanisce qualche istante dopo. Si prosegue seguendo l’ordine dei servizi (con entrambi i giocatori che si vedono annullare un set point sul servizio altrui) finchè lo scozzese non stecca un dritto sul 7-7. Questa volta al beniamino di casa non riusce l’ennesimo miracolo col passante di dritto che muore in rete, per la disperazione dei 15.000 del Centre Court.
La maledizione che ha colpito e affondato prima Taylor e poi Henman, comincia a prendere forma in maniera sempre più preoccupante e contagia anche l’occhio di falco che impazzisce su una palla dello scozzese chiamata giustamente fuori. Il primo sussulto del quarto coincide con la palla break servita su un piatto d’argento, da un Roddick un po’ troppo disinvolto a rete. Un dritto vincente spegne le velleità del britannico e rimanda l’epilogo del set al secondo tiebreak di giornata. Un erroraccio di rovescio dello scozzese regala all’americano il tiebreak del 3-1, schiudendogli le porte di un successo che pare a portata di mano sul 5-2 in suo favore, prima che lo scozzese si aggiudichi i 2 punti sul suo servizio, al termine di due scambi soffertissimi, il primo chiuso da un errore dell’americano, il secondo da una coraggiosa palla corta dello scozzese. Le flebili speranze dello scozzese sembrano esaurirsi su un occhio di falco che valuta fuori di pochi millimetri un suo recupero disperato. Sul 6-4 servizio Roddick, Murray annulla il primo match point con un passante di rovescio impossibile, regalandosi l’ennesima chance di raddrizzare un match sembrato perso mille volte. Non basta, Roddick prende subito il comando del’ultimo scambio e viene a rete per la 75° volta a chiudere le ostilità dopo 3 ore e 7 minuti di splendida battaglia. Roddick può così festeggiare la sua terza finale a Wimbledon, sempre contro lo stesso avversario che partirà nettamente favorito. Il bilancio dei confronti diretti (18- 2, 3-0 nelle finali di slam, disputarono una finale anche agli US Open del 2006 ) lascia poco spazio alla fantasia e sembra fare da preludio al 15° sigillo dello svizzero.
Con la sconfitta dello scozzese termina così il tormentone relativo alla presenza in finale della Regina Elisabetta che, dopo il successo dello scozzese al torneo del Queen's, gli aveva spedito una lettera di congratulazioni. “L'ho messa in una pila diversa da quella delle bollette”, aveva scritto Andy su twitter, con la solita irriverenza. Buckingham Palace aveva inoltre fatto sapere, in quella occasione, come Sua Maestà non avesse impegni ufficiali il 5 luglio, il giorno della finale. Queen Elizabeth II può attendere quindi almeno un altro anno sempre che Murray si riveli il Messia atteso dal 1936, anno dell’ultimo successo britannico griffato Fred Perry
5 Luglio 1980
In una delle partite più belle della storia dello sport, Bjorn Borg conquista il quinto consecutivo titolo a Wimbledon battendo John McEnroe 1-6 7-5 6-3 6.7 8-6 in 3 ore e 53 minuti.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
In un doppio d'eccezione, al Queen's, ecco Lleyton Hewitt e Andy Murray salvare un match point per battere in seguito Rajeev Ram e Andy Roddick 3-6, 6-3, 12-10