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Il 2009 di Del Potro tra polemiche non sedate e nuovi obbiettivi

Il ventenne argentino torna a parlare dopo la debacle di Mar del Plata. Umiltà e serenità sembrano le parole d'ordine per il nuovo anno. Veronica Lavenia

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Volendo dimenticare il più in fretta possibile la sconfitta nella finale di Davis contro la Spagna a Mar Del Plata, Juan Martín Del Potro ha optato per un lungo silenzio stampa ed una vacanza in Brasile con gli amici.
La forte pressione degli ultimi mesi rischiava di minare la serenità del tennista di Tandil che, a soli vent’anni e, soprattutto, in poco tempo, si è ritrovato ad affrontare situazioni difficili da gestire se non si possiedono la maturità e l’esperienza adeguate.
Se il 2008 è stato indimenticabile per l’argentino da molti di punti di vista, il nuovo anno si preannuncia altrettanto interessante su vari fronti. Del Potro dovrà, infatti, confermare di essere un giocatore degno di stare tra la rosa dei top ten e l’Open australiano sarà il primo banco di prova, sebbene, come egli stesso ha dichiarato, i candidati alla vittoria rimangano sempre i primi tre giocatori del mondo .
Nell’attesa, di partecipare al primo Slam stagionale, Del Potro sarà presente ad Auckland.
Di rientro dalla vacanza nei pressi di Bahia, coccolato dagli amici di sempre, Del Potro ha rilasciato una lunga intervista a Máximiliano Boso de “La Nación”, nella quale racconta, inevitabilmente, della delusione per la sconfitta in Davis, dei rapporti con alcuni compagni e con il nuovo allenatore e dei prossimi impegni per il nuovo anno. Un Del Potro quasi scaramantico, remissivo che afferma di non avere nessun obbiettivo particolare per il nuovo anno. La batosta della Davis, preceduta dall’affermazione su Nadal che ha fatto il giro del mondo, hanno lasciato il segno e un bagno di umiltà sembra il modo più adeguato per iniziare sotto i migliori auspici una stagione pregna di appuntamenti.
Riportiamo a seguire i passi salienti dell’intervista.

Che sensazione ti ha lasciato la stagione trascorsa?
È stata la migliore della mia carriera (…). Ho vissuto momenti particolari, spettacolari, cose che sognavo solamente (…). Posso dire che con la finale di Davis è mancata la ciliegina sulla torta per completare un anno da sogno (…). Sono comunque contento per quello che ho vissuto.

Che esperienza ti ha lasciato la finale contro la Spagna?
È stata una settimana difficile per tutti. C’era troppa pressione, molte aspettative ed una differenza fortissima con la semifinale. Nel contempo c’erano i tornei ed era difficile seguire tutto e, sfortunatamente, sono accadute cose che invece di incoraggiare si sono trasformate in negative (…). Da tutto ciò, però, bisogna apprendere (…). Certo, adesso è facile recriminare o rendersi conto di cosa poteva essere cambiato ma in quel momento, quando stai lì e ti senti così vicino alla Davis, non c’è niente che faccia pensare che le cose debbano andare diversamente.

Ti ha fatto male quanto è stato detto dopo?
A nessuno fa piacere che parlino male o dicano cose non vere. Si può criticare ma bisogna conoscere il tema. Questo non solo per il tennis ma in qualsiasi campo.
(…)

Hai più parlato con Mancini dopo la finale?
No, non ho parlato con nessuno, solo con i miei amici (…) Con David (Nalbandian) ci siamo incrociati al Vilas Club (N.D.T: Del Potro, Nalbandian ed altri tennisti si allenano al Centro sportivo di cui è proprietario Guillermo Vilas) ma non abbiamo parlato della Davis. Ciò che è stato è stato (…).

Si è parlato molto dei tuoi rapporti con David, di alcune diatribe accadute…
Sì, si sono dette tante cose. Ormai, è acqua passata. Io devo continuare a pensare alla mia carriera e a come posso aiutare il gruppo di Coppa Davis (…).

Porrai delle condizioni per giocare?
(…) Mi basta che chiamino in tempo per dire di giocare ed è già sufficiente. Di certo dovremmo parlare molto ma prima di giocare e mettere in chiaro alcune cose in modo da non cambiare all’ultimo momento. Ciò deve venire dai dirigenti, che sono la testa di tutto questo e, a volte, sembra addirittura siano più importanti dei giocatori. In Spagna tutti volevano un capitano (Albert Costa) e lo hanno avuto (…).

Parlerete all’Open d’Australia?
Se ci sarà l’occasione sì ma non sarà certo il momento migliore per discutere (…). Lo si sarebbe dovuto fare prima, magari durante la pausa di fine stagione ma eravamo tutti molto stanchi e volevamo dimenticare il boccone amaro prima possibile.

Come vedi il periodo che sta per incominciare con Tito Vázquez?
Prima dell’inizio, il capitano deve sapere che tutti abbiamo voglia di vincere la Davis (…). Io non conosco Vázquez per cui non posso parlare di lui. Rivera lo conosco meglio (…). Entrambi sanno che hanno il mio appoggio (…).

Quali sono i tuoi obbiettivi per il 2009.
Non ho nessun obbiettivo. Naturalmente, mi piacerebbe mantenere questa posizione e il livello di gioco. Ho una prima parte di stagione in cui posso sommare punti e dopo ci sarà il periodo più difficile da difendere ma se starò bene in salute e con il mio tennis, credo che il problema non sarà difendere i punti ma vincerli.

Credi che nel primo semestre potresti arrivare tra i primi cinque?
Sì, sarebbe buono poter approfittare di questa parte dell’anno (…). Non voglio, comunque crearmi delle pressioni (…). Mi è accaduto tutto troppo in fretta e non ho potuto pensare a quello che mi ruotava intorno (…).

Ti vedi come favorito in un Grande Slam?
No, i candidati continuano ad essere Nadal, Federer e Djokovic, il resto siamo ancora un gruppo (…).


 

 


 

Veronica Lavenia

  • 09/01/2009 10:18
    Mirko
    Ma quale quale testata è stato tratto? Ed il testo in lingua originale?
  • Sono presenti 1 commenti
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