Per il terzo anno consecutivo, la Francia termina al vertice della classifica per il maggiore numero di giocatori tra i primi cento. Il Direttore tecnico nazionale, Patrice Dominguez, analizza la stagione 2008.
Veronica Lavenia
Il 2008, ha visto primeggiare la Spagna sportiva, come è già stato ribadito da più parti.
I successi degli iberici nelle varie discipline non devono far dimenticare, però, che anche la Francia, in campo tennistico, ha sorpreso con una stagione davvero entusiasmante.
Nel 2009, i tennisti d’oltralpe, Simon e Tsonga in testa, non saranno solo “outsider” di lusso ma duri antagonisti decisi a disturbare il cammino dei primi quattro giocatori del mondo.
In una intervista rilasciata al quotidiano francese “L’Equipe”, il Direttore tecnico nazionale Patrice Dominguez, ripercorre le tappe di un anno ricco di successi in cui la Francia sembra aver gettato le basi per ritornare finalmente protagonista come non accadeva dai tempi di Leconte e Noah.
Ad emergere, in queste dichiarazioni, riportate a seguire, è l’unione di un gruppo di giovani che condivide gli allenamenti e le gioie altrui. Una chiave fondamentale per spiegare il successo di una Nazione che mira alla riconquista del Roland Garros e della Coppa Davis.
Veronica Lavenia
Dominguez: “2008, un passage de témoin”-Dominguez: “2008, un passaggio di testimone”.
Sophie Dorgan-L’Equipe
Trad. a cura di Veronica Lavenia
Per il terzo anno consecutivo, la Francia termina al vertice della classifica per il maggiore numero di giocatori tra i primi cento. Con quattordici rappresentanti, i “tricolore” dimostrano lo spessore del tennis nazionale e la ricchezza del suo vivaio. Il Direttore tecnico nazionale, Patrice Dominguez, tira le somme della stagione segnata da un “passaggio di testimone” e da un “cambio di generazione”.
Patrie Dominguez con quattordici francesi tra i primi cento e due tra i primi dieci, come definisce il bilancio del tennis francese?
Certamente, è un bilancio positivo. Questa stagione ha segnato un passaggio di testimone. Ci sono dei giocatori che accedono ai primi posti. Anche se Arnaud Clement ha fatto un eccellente Wimbledon, i più anziani hanno avuto difficoltà come Sébastien Grosjean che scivola per la prima volta al di là dei cento. Si assiste ad un cambio di generazione. È una bella soddisfazione perché per il terzo anno consecutivo la Francia termina con il numero più alto di giocatori tra i primi cento. È una conferma. L’abbiamo vissuto per un decennio con le donne. Lo viviamo oggi con i ragazzi e speriamo duri. Contiamo di vincere grandi tornei e di riconquistare la Coppa Davis. Intanto, abbiamo rivinto un Masters Series. La permanenza tra i primi cento al mondo e l’arrivo di Jérémy Chardy rappresentano delle belle prospettive. Tra i cento e i duecento abbiamo anche Adrian Mannarino, Josselin Ouanna o Alezander Sidorenko che cominciano a tirare fuori le unghie.
Esiste un fenomeno di emulazione?
Certo. Quando si sale tra i primi 200-300 questo incoraggia chi sta dietro, facendogli credere sia possibile. A tennis, i giocatori si allenano insieme anche se sono di scuderie diverse. Si allenano al Roland Garros o nei tornei. Che siano in privato o all’interno delle Federazione esiste un fenomeno di allenamento che coinvolge i giocatori.
Sembra che non soffrano di complessi?
Esiste il complesso del Roland Garros che non vinciamo da venticinque anni, dopo Noah. Non deve diventare, però, un complesso come è stata per i Moschettieri la Coppa Davis. Ci vuole un modello, un obbiettivo ma non deve durare per troppo tempo, altrimenti il modello diviene un peso. Oggi, i giocatori dicono: “è possibile”. Jo (Wilfried Tsonga in finale all’Open d’Australia) è andato in finale. In più, vanno d’accordo. Si può creare una bella squadra. Abbiamo fiducia. Inoltre, abbiamo un giovane Guillame Ruffin campione d’Europa che non ha ancora 18 anni.
La stagione di Richard Gasquet costituisce la piccola sconfitta dell’anno?
Non bisogna rimproverarlo. L’anno della conferma è sempre difficile. Ha avuto una stagione complicata rispetto a quella precedente che, invece, è stata ottima. Ha avuto qualche infortunio. Penso, però, che tutto ciò cambierà.
Questo tipo di approccio solleva dalla pressione?
Credo di sì. I giocatori tra di loro si capiscono. È una emulazione positiva. Non si “fanno le scarpe” tra di loro, si vogliono bene. Scherzano insieme, sono un gruppo. È una fortuna averne di giocatori così.
Come sono i rapporti con il team Lagardére?
Non abbiamo problemi, non ne abbiamo mai avuti. Tutto ciò che contribuisce a far crescere il nostro sport è positivo. Siamo desiderosi di studiare e lavorare insieme. L’ho sempre detto. Avere intenzioni sbagliate è un errore. Credo abbiamo molto da condividere. Non sarebbe la squadra francese, allora? Ognuno di noi può andare fino in fondo.
La squadra della Francia del 2009 rappresenterà un cambiamento generazionale?
C’è già stato il cambio generazionale a Sibiu, l’anno scorso (primo turno contro la Romania). C’erano Simon e Tsonga. A Winston –Salem Tsonga non era presente ma è stato a causa di una serie di circostanze.
Quale sarà l’obbiettivo del 2009?
I giocatori hanno degli obbiettivi nei tornei individuali, non bisogna illudersi. La Coppa Davis va bene ma i tennisti hanno degli obbiettivi individuali. Con l’Open di Australia vogliono iniziare bene la stagione. Poi, è tutto una catena.
Pensa sia possibile vincere un titolo del Grande Slam nel 2009?
Penso sia possibile nel 2009. Forse, però, sarà ancora un po’ troppo presto. Sarebbe una grossa sorpresa. Quest’anno non si è andati poi tanto lontano. I nostri giocatori hanno battuto sia Nadal che Federer. Un segno straordinario.
“Non lo so. Non avevo mai perso prima"
Venus Williams dopo la sua prima sconfitta da professionista
"... è impossibile", sembra voler dire Emilio Sanchez, ricevuto da Zapatero insieme all'intera squadra campione di Davis. Sanchez ha lasciato il suo ruolo di Capitano all'indomani della vittoria sull'Argentina.