Cala il sipario sulla Coppa Davis e le reazioni non tardano: i tifosi festeggiano o si disperano, i capitani si dimettono. Da un lato polemiche, dall'altro gioia per una vittoria, anche se a distanza.
Ubaldo Scanagatta
MAR DEL PLATA _ E se, come ha scritto l’inviato del New York Times, l’Argentina fosse stata punita per aver sfidato il destino organizzando la finale di Coppa Davis in uno stadio intitolato alle Islas Malvinas, le isole in cui (1982) il Paese subì l’umiliante sconfitta militare?
In Spagna si sono uniti alla celebrazione dell’exploit dei due mancini Lopez e Verdasco anche Zapatero e i Reali. Nel locale di flamenco del papà di Verdasco, il Cafè de Chinitas, si è ballato fino all’alba. L’Argentina del tennis invece è a lutto. La delusione è forte quanto l’entusiasmo della vigilia. Ai padroni di casa, favoriti dopo il forfait di Nadal, le cose sono girate storte, a cominciare dall’infortunio di Del Potro che però secondo Nalbandian, i guai se li sarebbe andati a cercare quando per non aver saputo dire di no alle sirene cinesi di Shanghai e del Masters.
Entrambi, Emilio Sanchez e Alberto Mancini (finalisti contro al Foro Italico 1991) hanno annunciato le dimissioni, con ben diversi stati d’animo. Sanchez, nel bel mezzo della festa, ha potuto rintuzzare le critiche di chi lo aveva dichiarato sprovvisto di un piano B, a seguito del forfait dell’ultima ora di Nadal (quando i più esperti Moya, Robredo, Almagro non allertati a tempo si erano resi indisponibili a sostituirlo, pur avendo anche loro contribuito ai successi nelle eliminatorie): “Abbiamo conquistato un risultato storico, il primo fuori casa. Ma contro la Serbia di Djokovic a marzo non ci sarò”. Nadal dalle Mauritius era fuori di sé dalla gioia: “Impossibile esser più felici di così. E’ stata una vera impresa. Emilio ha formato un bel gruppo e l’ha tenuto unito. Mi sarebbe piaciuto essere lì per abbracciarli”. Non parole di circostanza. Nadal s’era offerto di accompagnare la squadra. Sanchez lo aveva pregato di non venire: “Finiresti per distrarli”.
Mancini invece se l’è presa un po’ con tutti, dai politici (“Hanno politicizzato un evento sportivo”), ai giornalisti rei d’aver seminato zizzania fra i giocatori “nemmeno avessero fatto a botte negli spogliatoi”. Ma i capricci economici di Nalbandian, i suoi dissapori con Del Potro con il quale a malapena parlava, l’indisponibilità dei tennisti argentini con la stampa, non sono invenzioni. Come la disperazione di Acasuso, unica riserva al mondo scesa in campo per giocare due singolari decisivi di una finale di Davis perdendoli entrambi. Come la gioia di Verdasco, cui nel 2008 non ha così sorriso soltanto Ana Ivanovic “E’ meglio che vincere uno Slam, è il giorno più bello della mia vita…” .Per una volta, però, il verdetto della Davis è ineccepibile. Con 14 tennisti fra i primi 100 del mondo, e non solo il n.1 Nadal, la Spagna merita di essere considerata l’”equipo” più forte del mondo.
Ubaldo Scanagatta
“Credo nella libertà di stampa, ma cosa ne pensate della libertà dalla stampa?”
Martina Navratilova a proposito della stampa inglese
Andre AGASSI vs. Pete SAMPRAS (sempre pernici...), con la Gazzetta dello Sport