Terza Davis per la squadra iberica ma è la prima conquistata in trasferta. E arriva da due mancini dopo che il mancino più forte, Nadal, era rimasto a casa. Terza sconfitta in finale per l'Argentina. Ubaldo Scanagatta
Non c’era un bookmaker che desse la Spagna favorita a Mar del Plata nella finale di Coppa Davis contro l’Argentina, dopo che Rafa Nadal aveva dato forfait. Invece con due giocatori mancini di riserva, il biondo Feliciano Lopez e il moro Fernando Verdasco, rispettivamente di 27 e 25 anni, n.31 e n.16 del mondo, che ora verranno giustamente accolti in patria come due eroi, e approfittando anche di una serie di circostanze abbastanza fortunate come l’infortunio del giovane Del Potro a conclusione del match perso con Lopez venerdì _ e così impossibilitato a scendere in campo_ è la proprio la nazione iberica a festeggiare la conquista della terza Davis della sua storia. Mentre l’Argentina piange sulla terza finale perduta.
Il 3-1 raggiunto grazie al madrileno Verdasco vittorioso 6-3,6-7,4-6,6-3,6-1 dopo 3 ore e 56 minuti di lotta sulla riserva Acasuso, provatissimo nel finale, ha reso inutile perfino la disputa dell’ultimo singolare.
L’Argentina resta ancora una volta a bocca asciutta e la sconfitta sarà vissuta come un mezzo dramma nazionale. La Spagna aveva conquistato la sua prima Davis nel 2000 a Barcellona battendo con Ferrero e il doppio l’Australia di Hewitt e Rafter, e fatto il bis nel 2004 a Siviglia contro gli Stati Uniti di Roddick , Fish e dei Bryan, grazie ai due maiorchini Moya e Nadal.
A Mar del Plata ha dunque conquistato la sua prima Davis in trasferta, nonostante un pubblico entusiasta, scatenato nel sostenere i propri beniamini. I 10.000 biglietti erano stati venduti a prezzi vertiginosi al mercato nero, anche a 1500 euro l’uno.
Ma sul 2-1 raggiunto dalla Spagna con il successo ottenuto nel doppio da Verdasco e Lopez, assai più affiatati e solidali che non Nalbandian e Calleri che poco parevano invece disposti a perdonarsi a vicenda, l’ottimo capitano spagnolo Emilio Sanchez ha deciso di schierare il ringalluzzito Verdasco al posto dello spento Ferrer, davvero deludente in prima giornata. E Verdasco, pur senza brillare in un match dominato inevitabilmente dal nervosismo _ Acasuso ha perso il servizio 9 volte e lui 5 _ ha rimontato un handicap di due set a uno e, dopo aver fatto correre moltissimo il lungo Acasuso, n.48 del mondo e alto un metro e 91, lo ha schiantato alla distanza
Nalbandian e soci hanno perso un’opportunità incredibile, che temo verrà rimpianta a lungo. Ma hanno anche meritato di perdere, perché mentre la squadra spagnola è stata sempre unita e compatta, loro invece non hanno fatto che litigare. Per soldi (Nalbandian ne pretendeva di più per sé e per il ventenne Del Potro che invece non aveva avanzato pretese, rispetto alle riserve Calleri e Acasuso), per la sede (sempre Nalbandian pretendeva di giocare nella sua Cordoba), per articoli non graditi comparsi sulla stampa argentina, e per la scelta di Del Potro che si era recato a disputare il Masters di Shanghai pur non essendo a posto fisicamente. Ora le polemiche cresceranno ancora. Non vinsero la Davis quando avevano Clerc e Vilas, due top 5 del mondo, e non l’hanno vinta nemmeno questa volta quando con Del Potro n.9 e Nalbandian n.11 sembrava impossibile perderla. Per la Spagna, dopo gli europei di calcio, il Giro d’Italia e il Tour de France, si chiude un 2008 davvero memorabile.
“Credo nella libertà di stampa, ma cosa ne pensate della libertà dalla stampa?”
Martina Navratilova a proposito della stampa inglese
Andre AGASSI vs. Pete SAMPRAS (sempre pernici...), con la Gazzetta dello Sport