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Coppa Davis

Davis: tra sogni e certezze

Le dichiarazioni dei protagonisti a poche ore dalla finale trasudano un naturale ottimismo e grande fiducia nei propri mezzi. Il messaggio di Rafa Nadal alla squadra spagnola.

Veronica Lavenia

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Il sipario su una delle finali di Coppa Davis più attese è, ormai, alzato e le polemiche così come le tante dichiarazioni rilasciate, in queste ultime settimane dai protagonisti, lasceranno spazio al gioco e, dunque, ad altri tipi di analisi.
Il sorteggio di ieri, come prevedibile, ha dato corso a tutta una serie di commenti da parte dei diretti interessati. In questo caso, i quotidiani spagnoli, fino a ieri alquanto dimessi nei toni, non si sono risparmiati nel promuovere la squadra iberica che, sebbene orfana di Rafael Nadal, merita il giusto risalto, per lo meno da parte dei giornalisti di casa. La vittoria dei bianco celesti, infatti, appare quasi scontata, come si legge in questi giorni da più parti, la storia del tennis, però, insegna che il fascino di questa disciplina può sempre riservare delle sorprese.
Sul fronte spagnolo, le attenzioni della stampa sono rivolte alle esternazioni di Sánchez Vicario, di López e Ferrer.
Il capitano del team iberico motiva così la sua scelta di far giocare López e non Verdasco: “ Entrambi si sono allenati con la voglia di giocare le partite e non sempre questo accade (…) Feli, però, è sempre stato maggiormente disponibile nel cercare la sua giusta collocazione. Da dato quel qualcosa in più (…). Ho preso la decisione mercoledì mattina ed è stato molto difficile perché avrebbero meritato tutti e due”(…). Questa è una finale ed è chiaro che tutti vogliamo vincerla. L’argentina ha uno “squadrone” vogliono vincere e fare una grande festa in casa. Anche noi, però, abbiamo una grande squadra, abbiamo lavorato molto per essere competitivi, la nostra festa sarà piccola ma ci sarebbe comunque”. Un Sánchez, dunque, cosciente del vantaggio argentino ma che vuole credere nei suoi ragazzi. Certo, una eventuale vittoria di questa “piccola” Spagna, anche senza il loro numero uno mondiale, significherebbe moltissimo per il tennis spagnolo; la festa sarebbe grande non piccola come, per scaramanzia, ha affermato Sánchez.
Feliciano López, dal canto suo, non nasconde la felicità di prendere parte ad un incontro storico. Ecco le sue dichiarazioni rilasciate alla stampa: “Ho ottime sensazioni, sto bene. Si tratta solo di dare tutto il meglio di sé e di avere forte fiducia nelle proprie possibilità. La mia idea è quella di giocare una partita che possa dare problemi a Juan Martín. Giocherò in attacco e farò il mio tennis”. Sulle maggiori possibilità che la Spagna avrebbe avuto con Nadal in campo, il tennista di Toledo ha affermato: “L’Argentina sarebbe stata favorita in ogni caso perché gioca in casa, ha il pubblico dalla sua, hanno scelto la superficie e possiedono ottimi giocatori. Anche noi, però, non siamo da meno e daremo tutto per ottenere il massimo”.
Il contestato Presidente della RFET (Real Federación Española de Tenis) Pedro Muñoz, presente a Mar Del Plata (ma ignorato dai giocatori, secondo quanto riportano gli inviati spagnoli) ha giustificato la decisione di Sánchez, non escludendo, però, la possibilità che Verdasco venga recuperato nel doppio sabato magari insieme a Granollers.
Il “redivivo” David Ferrer, reduce da una stagione non certo esaltante, può davvero definirsi soddisfatto. Ripescato al posto di Nadal, è il giocatore cui sono affidate le speranze di successo, nonché capitano della squadra. Riportiamo le dichiarazioni più salienti rilasciate in una lunga intervista al quotidiano spagnolo “El Mundo”: “La cosa più importante è essere in squadra. Poter disputare la finale è già qualcosa di grande, non importa se si è il primo o il secondo giocatore. Poter giocare è comunque un onore (…). L’Argentina è la favorita. Il semplice fatto di giocare fuori casa nella Davis conta molto e si nota. Inoltre, i tennisti argentini hanno un ranking migliore del nostro; hanno avuto un anno migliore”.
Ferrer ha, inoltre, smentito le illazioni lanciate da certa stampa in merito al fatto che qualora il pubblico non si dovesse comportare correttamente, gli spagnoli abbandonerebbero il campo: “Questo mai. Ci hanno trattato benissimo. Una settimana eccellente. E poi io provo un affetto particolare per gli argentini; mi è sempre piaciuto venire qui. Gli argentini sono molto rispettosi”. Infine, sulla successione di Sánchez, Ferrer si è così espresso: “Noi abbiamo cercato di convincerlo a rimanere ma è lui che deve decidere (…) a noi piace molto Albert (N.D.T: Costa, probabile sostituto di Sánchez). Lavorerebbe bene come allenatore ed, inoltre, è un’ottima persona”.
In casa Argentina, Alberto Mancini ridimensiona i facili entusiasmi, invitando i giocatori alla massima concentrazione. Nell’ultima intervista rilasciata al quotidiano argentino “Clarín” afferma: “La scelta di López la immaginavamo, non è stata una sorpresa. Adesso, dobbiamo dimenticare, una volta per tutte gli argomenti che hanno tenuto banco fino ad oggi e concentrarci solo sugli incontri”.
E a proposito di piccole polemiche, David Nalbandian non ha rilasciato particolari commenti e pare anche che la stampa argentina non stia gradendo il suo atteggiamento schivo. Addirittura, sembra che lo stesso capitano Mancini deleghi altri pur di non parlare con il cordovese in vena di capricci che di certo non giovano alla squadra.
Diverso l’atteggiamento della nuova speranza del tennis argentino Juan Martín Del Potro, il quale si è confessato in una lunga ed interessante intervista allo storico quotidiano spagnolo “El País” di cui riportiamo alcuni interventi: "(…) La Spagna è il rivale peggiore che ci potesse toccare. Infatti, abbiamo dovuto modificare la superficie: non potevamo certo giocare sulla terra (…) così sarà una finale alla pari che speriamo di poter vincere (…). Feliciano è molto pericoloso, possiede colpi forti che altri non hanno:buon servizio, buon diritto. Anche io, però, ho le mie armi e sono in ottima forma”.
Il giocatore di Tandil parla anche della sua infanzia, del successo e dei sogno di Davis: “(…) da piccolo ero un disastro. Dai 13 ai 17 anni sono stato un ribelle. Quando uscivo da scuola andavo a giocare a pallone, non toccavo minimamente la racchetta (…). Essere famoso aiuta in tutto, puoi ottenere molte cose ma devi mantenere i piedi ben piantati a terra, ricordarsi sempre delle proprie radici, della famiglia, degli amici (…). La gente crede che il pubblico argentino tratterà male gli spagnoli ma non è così. Gli argentini hanno il difetto di gridare molto ma supporteranno noi senza offendere nessuno. In ogni paese succede lo stesso. Sarà qualcosa di unico”.
Tra speranze e voglia di vincere la sola certezza, al momento, è che i giochi sono ormai aperti. Che vincano i migliori.

Il messaggio di Nadal ai compagni

Voglio mandare un messaggio di appoggio ai miei compagni di squadra-scrive Nadal sul suo sito internet- che si trovano a Mar Del Plata per disputare la finale di Coppa Davis. Sapete tutti quanto avrei voluto trovarmi lì con voi a difendere i colori della Spagna (…) Forza Spagna! Possiamo farcela!!!!"

Veronica Lavenia

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