La coppia argentina Calleri-Acasuso parla alla "Nacion" delle speranze e delle motivazioni in vista della finale. Traduzione a cura di Veronica Lavenia
I probabili doppisti ufficiali della squadra argentina, Calleri e Acasuso, mostrano, per lo meno all’apparenza, una serenità che è un po’ il denominatore comune di tutto il team bianco-celeste. Non negano che l’assenza di Nadal sia un’opportunità da sfruttare al meglio ma affermano pure che Nalbandian e Del Potro possiedono tutte le qualità per sconfiggere il numero uno.
A poco più di due giorni dall’inizio degli incontri, proprio Nalbandian invita i compagni a rimanere uniti e concentrati in quella che è, ormai, da tutti considerata la finale più importante del tennis argentino. Il giocatore di Córdoba in conferenza stampa ha dichiarato: “ Mar del Plata ci tratta molto bene, stiamo a nostro agio. Non ho preferenze nel giocare primo o secondo, è lo stesso”. In merito alle condizioni dei compagni ha precisato: “Bisogna ancora aggiustare piccole cose. Juan Martín ha bisogno ancora di prendere confidenza con il campo per adattarsi meglio”. Sull’assenza di Nadal, Nalbandian ha dichiarato di essere dispiaciuto per l’amico ma si è mostrato deciso nel sostenere che, comunque, non cambia nulla: “Io lo avrei voluto qui, è un amico e perdere la finale di Coppa Davis non è piacevole. Come rivale, misurarsi con lui sarebbe stato motivante. Le cose cambiano ma continuiamo a rimanere concentrati nel vincere la finale senza dare importanza a chi si ha di fronte”.
In casa spagnola, Emilio Sánchez Vicario elogia l’accoglienza degli Argentini e smorza i toni sulla polemica relativa ai cambiamenti effettuati sul campo per agevolare la squadra di casa: “Il campo è uguale per entrambe le squadre; è una superficie pitturata più volte ma ciò che conta è preoccuparsi del livello di gioco che riusciremo a fare. Trovo normale la scelta argentina della superficie. Il tennis si è evoluto e non è più solo per specialisti, come quando giocavo io. Oggi, in tutte le superfici si gioca lo stesso tipo di tennis; dunque, per me non è una sorpresa.” Per quanto riguarda le prestazioni dei giocatori, infine, il capitano spagnolo è apparso molto soddisfatto e fiducioso: “Meritano un dieci per l’impegno mostrato in questi giorni. Sono professionisti, pertanto coscienti della grande opportunità che hanno”.
A seguire l’intervista di Acasuso e Calleri rilasciata a “La Nación”.
Ilusiones para quedar en la historia-Speranze per restare nella storia
Maximiliano Boso - lanacion.com
Trad. a cura di Veronica Lavenia
MAR DEL PLATA- Giocano in campo e giocano fuori. Agustín Calleri e José Acasuso possono essere la coppia di doppio di sabato, nel secondo giorno di sfida della finale di Coppa Davis contro la Spagna. Tutto dipenderà anche da quello che accadrà dopodomani nei singolari, perché David Nalbandian, fino ad ora, è sempre stato una certezza nel doppio.
Per questo, però, si dovrà aspettare. Nonostante il peso di una finale per l’Insalatiera d’argento i ragazzi trovano il modo di divertirsi ugualmente. Infatti, Agustín e “Chucho” (N.D.T: è il soprannome dato ad Acasuso) attenuano l’attesa all’Hotel Costa Galana zigzagando con le partite di Play Station. Calleri fa le faccine e con dei gesti sembra voler dire: “me li mangio tutti”. Acasuso non gli crede. Passa David Nalbandian. Chucho non regge e confessa: “Ma lo sai cosa dice il “Gordo?” (soprannome di Calleri, letteralmente “Il Grasso”). Non appena David si rende conto si fa serio. Con la play station non si scherza.
Arriva l’ora delle foto per la produzione, con un vento che fa volare in maniera incontrollata la capigliatura di Chucho, suscitando il riso incontrollato di Calleri. Arriva pure il momento di conversare con loro in merito al momento storico che stanno per vivere.
Come vi trovate con la superficie?
(Acasuso) Credo che sia molto buona. Si fa fatica a muoversi perché il campo è abbastanza veloce e la pallina a volte vola. Quando la colpisci in movimento è diverso da quando stai fermo. Saremo in forma per venerdì.
(Calleri) Stiamo bene, aggiustiamo gli ultimi dettagli.
Notate l’ansia della gente?
(Acasuso) Sì, c’è molta ansia ma, per adesso, siamo molto tranquilli. Cerchiamo di allenarci al meglio possibile e, dopo, nei momenti liberi proviamo a distrarci. Adesso, l’ambiente è molto positivo. Ovviamente, man mano che ci si avvicina alla finale il nervosismo e l’ansia si sentiranno.
Entrambi avevate partecipato all’incontro con la Russia 2006, che differenze riscontrate?
(Calleri) Con la Russia è stata dura. L’Argentina aveva una squadra molto buona come adesso ma i russi ci hanno sorpreso. Giocavamo una finale dopo 25 anni. Abbiamo fatto tutto il possibile, il sapore amaro per non averla vinta è rimasto, ma abbiamo lasciato tutto alle spalle. La soddisfazione rimane comunque, al di là della sconfitta. La differenza è che adesso siamo la squadra ospitante, la superficie la scegliamo noi, è casa nostra, con la nostra gente. Però, nonostante non venga Nadal, non dobbiamo sottovalutare la squadra spagnola. Ha grandi giocatori.
(Acasuso) Qui sappiamo che ci sono due giocatori che giocheranno venerdì, come David e Juan Martín. In Russia, il solo ad essere confermato era David. Entrambi arrivano molto bene e con molta fiducia per aver giocato un’ottima fine di stagione. Lo stesso succede con Agustín ed io che abbiamo disputato buone partite di doppio nell’ultima parte del circuito. In generale, arriviamo tutti con del buon tennis e per questo siamo molto fiduciosi. La Spagna è un rivale molto difficile ma noi siamo ci fidiamo delle nostre possibilità.
Sarebbe stato speciale se ci fosse stato Nadal?
(Calleri) Certo, è il numero uno del mondo, sarebbe stato meglio avesse partecipato. Dato, però, che non c’è non ci lamentiamo di certo.
Genera più pressione il fatto che non venga?
(Calleri) Avremmo avuto comunque pressione. Sia David che Juan Martín possono batterlo tranquillamente. Non è che abbiamo pressione ma voglia di vincere la Davis.
Che succede se Nalbandian giocherà il doppio?
(Calleri) Dal punto di vista tennistico e mentale sto bene e sono tranquillo. Può giocare chiunque e dobbiamo essere all’altezza delle circostanze. Può toccare a David o a Chucho bisogna prendere in considerazione entrambe le ipotesi. Ci stiamo allenando in attesa del momento. Siamo una squadra.
(Acasuso) Ancora non si è parlato di nulla. Bisognerà aspettare venerdì. Vedremo con che risultati finisce l’incontro di David. L’idea iniziale di Luli è che David riposi per essere in forma domenica, ovviamente, però, un giocatore del suo calibro è sempre molto difficile lasciarlo fuori dal doppio. Si possono formare tre squadre, pertanto, dobbiamo essere pronti.
Vi dispiace non poter giocare i singolari?
(Acasuso) No, no, questa è una squadra. Ognuno apporta il proprio contributo. Juan Martín e David hanno avuto un grande anno. David non è tra i top ten ma è come se lo fosse e Juan Martín lo è. Per me è una tranquillità avere due giocatori di tale livello in squadra. Con loro si può vincere questa finale. Io mi sento bene e se mi toccherà giocare, lo farò al meglio possibile. Se non potrò, farò il tifo da fuori come ho sempre fatto.
Cosa si prova a giocare per la Davis?
(Calleri) Orgoglio perché rappresento il mio paese. La pressione non mi ha mai disturbato, anzi mi ha favorito. La Davis ha fatto sempre uscire fuori il mio miglior tennis.
Tenendo in conto che è uno stadio al coperto, credete che il tifo del pubblico giocherà un ruolo più importante?
(Acasuso) Credo sarà importante. Il pubblico argentino ha sempre tifato in modo incredibile e in uno stadio al chiuso questo si fa sentire molto. Credo che se ci fosse stato uno stadio per 50.000 persone, si sarebbe riempito ugualmente ma dobbiamo giocare in uno stadio più piccolo. Speriamo che il pubblico si faccia sentire, come sempre. Gli spagnoli lo sentiranno.
L’Argentina è favorita?
(Calleri) No, siamo al 50 e 50. Avere la pressione dei favoriti non credo sia buono.
È una rivincita?
(Acasuso) In qualche modo, sì è una rivincita ma io la prendo, piuttosto, come una grande opportunità di giocare un’altra finale di Coppa Davis e la prima in casa. Sono molto felice di essere qui. Mi sento un privilegiato di trovarmi qui per la seconda volta. Voglio sfruttare il fatto che si giochi in casa. Non lo prendo, però, come una rivincita; è una storia nuova, ormai, e magari questa la possiamo vincere.
Vincere la Davis significherebbe chiudere al meglio la tua carriera?
(Calleri) Magari. È il sogno di tutti. L’unico lato negativo è che sono più vecchio, ah, ah.
(Acasuso) In Russia è accaduto lo stesso. Oggi, si tratta di una seconda opportunità, una opportunità storica. Credo che le condizioni per vincere per la prima volta ci siano tutte: giochiamo in casa, abbiamo una grande squadra, siamo in fiducia e che Nadal non venga è molto meglio.
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