A pochi giorni dalla finale di Coppa Davis, proseguono le interviste ai protagonisti della tre giorni: oggi l'argentino Juan Del Potro.
Veronica Lavenia
Juan Martín Del Potro, di rientro da Shanghai, non ha ancora recuperato totalmente la stanchezza accumulata in questo ultimo periodo e, soprattutto, continua ad avere problemi seri alle unghie degli alluci. Eppure, il tennista di Tandil non ha intenzione di cedere proprio adesso, in quella che lui stesso definisce la finale più importante nella quale: “devo giocarmi la vita”.
Mentre proseguono a ritmi serrati gli allenamenti delle due squadre, le ultime novità da segnalare, a contorno dell’ evento prettamente sportivo, riguardano per lo più Mar del Plata, rimessa a nuovo per l’occasione. Il Comune ha ufficializzato che saranno collocati schermi giganti nelle vie principali della città per sopperire alla continua richiesta di biglietti.
La città che, ha dato i natali a Guillermo Vilas, vive, dunque, il suo piccolo momento di gloria come pure tutto il tennis argentino.
Comunque andrà, questa finale di Davis, darà un notevole impulso allo sviluppo di questo sport in terra Argentina e la Federazione ha già pensato a come investire i soldi che entreranno nelle casse dell’AAT (Asociación Argentina de Tenis).
Lo storico quotidiano argentino “Clarín” scrive la Federazione incasserà comunque 2.500.000 di dollari, impiegati “in tornei giovanili”. “Quest’anno-afferma Héctor Romani, direttore dell’AAT-abbiamo organizzato diciotto Futures per gli uomini e sei Women’s Council per le donne. In questo modo, l’anno prossimo potremo organizzarne, rispettivamente venti e dieci. Se non ne realizziamo di più è solo per questioni di calendario”. Le ambizioni non terminano qui. Romani, si legge ancora su “Clarin”, afferma di voler investire risorse anche nella “Scuola Nazionale” per “fare un grande piano (…) raccogliendo il meglio dei giovani tennisti del paese, qualcosa di mai visto in Argentina”. Il denaro che arriverà, inoltre, servirà anche per pagare i viaggi degli juniores. Un piano ambizioso, rivela Romani: “ Aiuteremo ma non disperderemo i soldi. Finanzieremo solo i più meritevoli, non pagheremo i viaggi a tutti”.
Grandi idee per un paese ricco di contrasti che riesce, però, nonostante tutto, a produrre campioni. Sorge spontaneo domandarsi cosa farebbero se avessero le risorse e gli impianti…dell’Italia, ad esempio.
A seguire, l’intervista a Del Potro.
“Devo giocarmi la vita”
MAR DEL PLATA- Juan Martín Del Potro si avvicina per parlare. Come quella pubblicità nella quale da lontano si vede una cosa e da vicino un’altra, il giocatore di Tandil, 20 anni, mostra un sorriso e saluta affettuosamente. Chiaramente, al momento, si evince dallo sguardo la stanchezza e le notti insonni. Non è roba da poco un viaggio in Cina andata e ritorno e per questo confessa: “Sono un poco stanco. Il viaggio è stato terribile, non arrivavamo mai, non riuscivamo a dormire in aereo e abbiamo camminato in lungo e in largo. Forse, con il trascorrere dei giorni mi abituerò. Da qui a venerdì c’è del tempo. Rimangono ancora molti allenamenti da svolgere. A parte questo, qui sto con la mia famiglia, con i miei amici, dunque non mi importa se non dormo”. La frase finale gli restituisce il sorriso.
Delpo si è unito alla squadra ieri a mezzogiorno, all’Hotel Costa Galana, di fronte alla “Playa Grande” (N.D.T. “Spiaggia Grande”) e, nel pomeriggio, ha fatto i suoi primi allenamenti nella sede della finale di Coppa Davis Argentina-Spagna, che inizierà il prossimo venerdì. Con la collaborazione del mancino Mariano Puerta, la “Torre” di Tandil ha iniziato a prendere confidenza con una superficie che, nell’ultima settimana, ha fatto parlare molto.
“La superficie è un po’ più rapida di quella del Masters o di Parigi-Bercy ma alla fine dell’allenamento ho incominciato a prenderci la mano. L’importante è che tutta la squadra sia soddisfatta del campo. Rimane solo la mia mancanza di adattamento ma provvederò in questi giorni. Mi sono sentito bene, meglio di quanto sperassi. Era importante allenarmi oggi (ieri) per scaricare un poco tutto quello che ho accumulato dalla Cina”.
Come ti sei trovato a Shanghai?
Bene, credo di aver giocato bene. Mi sono confrontato con i migliori e ho perso da due grandi tennisti giocando bene. Mi sono sentito superato da loro, hanno vinto di misura e quando accade questo non resta altro che accettare e continuare a migliorarsi. Il lato positivo è che ho la possibilità di rifarmi, di prendermi la rivincita appena una settimana dopo con qualcosa di un po’ più importante di un Masters, come la finale di Davis. Voglio rimanere nella storia del tennis argentino.
Aver partecipato al Masters di Shanghai vale comunque più del risultato in se stesso?
Sì, naturalmente. Sono andato con l’aspettativa di giocare un buon torneo ma la cosa principale era acquisire esperienza, vivere il torneo al quale non ero mai stato e confrontarmi con i migliori del mondo. Vivere al loro fianco questa situazione per la mia carriera è molto importante. Sono contento di aver partecipato e di essere in forma per giocare la finale.
E ti senti in clima da finale?
A dire il vero, mi piacerebbe stare a margine di tutto questo perché per tutti noi è un sogno e si vive con così tanta passione che l’ansia può giocare un brutto scherzo. Invece, più si sta tranquilli, meglio è. So bene che giovedì, inevitabilmente sentirò del nervosismo. Devo saper gestire questi momenti.
Come va con le tue unghie?
Bene, bene. Le ultime partite le ho giocate mettendo creme e con alcune infiltrazioni che mi hanno fatto bene. Con la crema il piede si addormenta ma l’effetto, però, dura solo un’ora e dopo inizio a sentire i dolori di sempre. Ancora ho due partite in più e devo giocarmi la vita. In qualsiasi condizione, giocherò. Vedremo se fino al venerdì basterà la crema ma se non è sufficiente farò le infiltrazioni.
Come hai assimilato tutta l’esperienza di questi ultimi mesi?
È difficile ancora da gestire. Ho avuto molto poco tempo tra una cosa e l’altra. Dopo la finale, durante le vacanze avrò il tempo per pensare alle cose buone fatte e quelle meno positive. Mi piacerebbe andare in vacanza con l’Insalatiera.
Come hai vissuto il fatto di essere per la prima volta il numero uno di Argentina e niente di meno che in una finale di Davis?
Il numero uno della nostra squadra è David. È il nostro referente, la nostra guida e siamo contenti di averlo in squadra. Credo abbia salvato molte volte l’Argentina da situazioni complicate. È positivo averlo all’interno della squadra, ancor di più per giocare una finale.
Veronica Lavenia
“I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo.”
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