Martedì ore 16,45 di un Masters Series: il tennis azzurro fallisce ancora un appuntamento importante. Murray gli concede un game e Simone si ritira. Male alla spalla? Gianluca Comuniello
C’è voluto più a pensarla che a giocarla, questa partita fra Bolelli e Murray. Nel senso: vedendo il tabellone potevi pensare che era un incrocio curioso. Il rinnegato di Davis italiano contro lo scozzese che ha fatto una buriana per lo scarso impegno proprio in Davis dei suoi compagni di squadra. Tanto più che Bolelli, dopo un dimenticabile tour asiatico, veniva da una bocciatura nelle qualificazioni e dopo il ripescaggio era stato comunque capace di battere con una solida partita Almagro. Insomma, per noi poveri italtennisti c’era più di qualche motivo di interesse ma… niente. Murray è sceso in campo, ha preso a schiaffi Simone per una mezz’oretta e la vicenda è finita lì. Nel senso che poi Simone ha accusato un problema alla spalla, dopo appena nove games (che però erano bastati a chiudere il primo set e a portare il numero 4 del mondo a tripla palla break nel quarto game del secondo) e la vicenda si è chiusa in una quarantina di minuti. Il tono di questa non partita si era già registrato nel primo game: Murray al servizio, due ace, un passante da tre metri fuori dal campo e game tenuto a zero. Il primo set funzionerà tutto così: appena un 15 concesso dallo scozzese, nel quinto gioco. Fanno tredici punti giocati. Sul servizio di Simone di punti se ne giocano 35 in tre giochi, ma alla fine se li porta tutti a casa Murray che quindi gli serve un bell’uovo. E’ in palla, lo scozzese. Concentrato nonostante il dominio. Bello da vedersi. Quanto a Simone, vecchi vizi: la tendenza a rimanere un po’ troppo sul colpo appena giocato, quasi a bearsene, la tendenza a spostarsi per giocare sempre il dritto nonostante sia in possesso di un buon rovescio. Contro Murray è una tendenza suicida: perché con il rovescio bimane lungo linea che si ritrova diventa uno spettacolo abituale e sconfortante vedere la palla che fila parallela alla linea, con Simone a 4-5 chilometri di distanza. A fine primo set le statistiche sono sconfortanti e Tommasi manda giustamente la pubblicità. Non è neanche tanto che Bolelli gioca male: è l’altro che gioca troppo bene. Si riparte e Simone tiene un servizio, la CNN sta per avventarsi su questa sensazionale notizia quando il nostro giocatore fa una cosa che farà discutere (tanto per cambiare): si fa male. Non è il fatto in sé di farsi male che farà discutere (i muscoli sono lì anche per tradirti, alle volte), ma il fatto che Simone decida che, vista la tempesta che gli sta allestendo Murray, il dolore è troppo forte per continuare. Esce così velocemente anche l’ultimo italiano, quello con il tennis più bello. Per il torneo una buona notizia c’è comunque: Murray sembra estremamente in palla.
Gianluca Comuniello