L'eclettico giocatore d'origine georgiana prosegue la sua scalata e raggiunge questa settimana il suo best ranking.
Marcos
Tra i tanti tennisti, che quotidianamente riempiono le pagine della sezione tennis dei livescore, Teimuraz subito m’incuriosì. Non sapevo che il mondo ospitasse un nome del genere: anche solo seguendo il tennis, non si finisce mai d’imparare. Quel giorno si giocava il secondo turno delle quali di Montecarlo, era l’aprile del 2006. Lessi: Teimuraz Gabashvili vs Melle Van Gemerden. Non ricordo quanto influì il cognome del suo rivale sulla mia curiosità: so che, da allora, iniziai a seguirne i risultati.
Nato a Tbilisi il 23 maggio 1985 e trasferitosi a Mosca con la famiglia all’età di nove anni, Teimuraz Gabashvili, altrimenti detto Tsunami per i suoi inconsueti ed incontenibili atteggiamenti in campo, raggiunge proprio questa settimana il suo best ranking, guadagnando la 66esima posizione in classifica grazie al recente successo nel ricco challenger di Mons.
Colse il suo primo grande successo a livello Atp all’inizio del 2005, quando sconfisse in tre set, nel primo turno di Delray Beach, l’idolo locale James Blake. Dopo le quali di Montecarlo, sopra ricordate, Teimuraz iniziò lentamente a togliersi qualche soddisfazione: i primi tennisti di sostanza a farne le spese furono Starace, Muller, Vliegen, Hrbaty, Tipsarevic, Llodra, Gulbis, Seppi e Horna, gli ultimi tre superati nelle quali di New Haven, nell’agosto del 2007. Fu proprio in quell’agosto che Gabashvili decise di mostrare tutte le sue carte: nel primo turno degli Usopen, dopo una battaglia infernale, riuscì a battere Fernando Gonzalez, altrimenti detto Manodepiedra, per 64 61 36 57 64.
La prima volta che lo vidi giocare rimasi particolarmente affascinato: un omone disarticolato, dalla testa piuttosto grossa, che spesso sembrava muoversi a scatti. Sgraziato nei movimenti, riusciva, comunque, ad arrivar bene sulla palla e ad imprimere accelerazioni degne dei più potenti del circuito. Non di rado, i suoi colpi al fulmicotone prendevano traiettorie improbabili, mettendo in discussione, di tanto in tanto, l’incolumità del giudice di sedia, dell’anziana appassionata seduta rigorosamente in prima fila, ma anche la serenità degli spettatori seduti in piccionaia. A seguito di questi plateali errori, Teimuraz, ancora adesso (anche se gli capitano molto più raramente), non si lascia andare alle tradizionali reazioni dei suoi colleghi: lancio di racchetta più o meno violento, racchettata sullo stinco, sulla coscia, sulla testa, sulla suola o sui teloni di fondo, incoercibile abuso di pallina, iraconda strigliata ai propri santi, mani nei capelli o sprezzante giudizio autoironico; appena si rende conto d’aver sbagliato un colpo facile, o d’averlo indirizzato ovunque, tranne che tra le righe, egli salta come indemoniato sul campo, roteando su se stesso, agitando le braccia, mimando in volo l’errore e cercando con lo sguardo, in piena piroetta, il suo incolpevole angolo. Esprime il suo rammarico in un modo altamente spettacolare, inconsueto e simpatico: mi piace molto anche per questo.
Per festeggiare il suo best ranking nel torneo della sua casa adottiva, nel primo turno di Mosca, Teimuraz, mercoledì scorso, ha piegato il più talentuoso collega Youzhny, sconfiggendolo nel tie break del terzo set, dopo aver recuperato situazioni assai complicate. E’ un’altra importante testimonianza della sua ascesa. Ora, i suoi rivali non possono più aspettarsi improvvisi cali di concentrazione o perdite di controllo sui colpi nei momenti importanti del match; devono costantemente badare, invece, ai suoi notevoli miglioramenti tecnici: ad esempio, ora gioca con sicurezza un rovescio bimane, lungolinea ed anticipato, di pregevole fattura e di notevole efficacia. Mi sembra un tennista di grande volontà, in piena fiducia e dotato di grande sportività: il suo eclettico portamento in campo lo rende unico, in un mondo di parecchi replicanti.
Marcos