Serbe belle ma poco vincenti. Dopo il k.o. di Ana, esce la Kuznetsova e rischia anche Jelena. Solo le Williams hanno status e personalità da n.1. La settimana degli outsiders. Ubaldo Scanagatta
NEW YORK _ Il tennis femminile? Acefalo. E le femministe mi perdonino. Le due belle serbe che guidano la classifica mondiale, Ana Ivanovic e Jelena Jankovic, e che da qualche settimana si avvicendano sul trono che fu della mai abbastanza rimpianta Justine Henin, talvolta perdono, spesso soffrono, raramente convincono, sempre denunciano acciacchi d’ogni natura. Sono loro per prima, insomma, a dirsi poco solide.
Così qui a New York la Ivanovic è addirittura già fuori dal torneo, battuta 6-3,4-6,6-3, già al secondo turno da una francese di 26 anni che è appena n.188 del mondo e stava quasi per smettere di giocare. Mentre la Jankovic ha vinto patendo le pene dell’inferno 7-5,7-5 sulla cinese Zheng semifinalista a Wimbledon dove aveva battuto proprio la Ivanovic.
L’ultima n.1 che perse così rapidamente in uno Slam era stata Billie Jean King, ma a) accadde nel ’66, b) la King ha vinto 12 Slam in singolare e se non ci fosse stata Margaret Court (una n.1 vera) chissà quanti ne avrebbe vinti. Insomma la Ivanovic di minestra ne deve mangiare ancora molta.
La verità è che solo le Williams, Serena come Venus, avevano e conservano la personalità e lo status delle regine, mentre le altre _ cioè tanto le russe assenti (Sharapova) che quelle presenti aspiranti a diventare n.1 alla fine di questo US Open, vedi Dementieva, Safina e Kuznetsova _ vengono sentite dagli addetti ai lavori e dalle stesse colleghe più quali comprimarie che vere prime donne. Non sono state, del resto, le due Williams a disputare la finale dell’ultimo Wimbledon?
La prima settimana d’uno Slam spesso appartiene ad illustri sconosciuti _ a livello internazionale _ che vivono il loro momento di gloria. Qui l’hanno assporato Julie Coin e Flavio Cipolla. Lei è una laureata francese in matematica all’università americana di Clemson che due settimane fa aveva perso nel Bronx dalla n.200 e che fino a non troppo tempo fa giocava tre volte alla settimana. Quasi una dilettante insomma. Mai giocata una partita in un torneo dello Slam. Però, senza essere una “stanga”, faceva male ogni volta che serviva la “prima”: 13 punti su 14 nel primo set. Povera, fallosissima Ivanovic, invano a giro per il mondo pur di sistemare il pollice lesionato, dal professor “Laser” Parra a Montecatini, a Pechino, al Canada, a New York.
Cipolla è il quinto giocatore italiano, n.142 Atp. Ma quasi nessuno se n’è accorto. Eppure se Bolelli dà forfait in Davis magari lo richiamano a far la riserva. “E’un italiano che si chiama “Onion”” l’ho sentito descrivere da un divertito spettatore francese. Ripescato come “perdente fortunato” al posto del russo Youzhny, dopo il 7-6 al quinto set su Hernyck al primo turno si è ripetuto, in quattro set, sul cinese di Taipei Lu, n.73 Atp e ora troverà Wawrinka, lo svizzero dal rovescio d’oro finalista al Foro Italico. “I miei rovescini tagliati, e giocati in mezzo al campo per non dargli angoli, l’hanno confuso, Lu non capiva più niente”. Insomma, con Pennetta, Garbin, Cipolla e magari Seppi, favorito con lo spagnolo Garcia Lopez nel match giocato nella notte italiana, potremmo forse avere quattro italiani al terzo turno per la prima volta in 18 anni. Nel 1990 erano state tre ragazze, Ferrando, Piccolini e Reggi più Caratti. Stavolta il quartetto è perfettamente bisex.
Ubaldo Scanagatta