Ubitennis
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
Rassegna Stampa del 19 Agosto 2008

Nadal, l'oro olimpico e la prima posizione in vetta "vista" dai maggiori quotidiani italiani

...........

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Rubrica a cura di Daniele Flavi

Nadal, l'età dell'oro: il tennis diventa suo (Romagnoli), l'anno di Nadal Oro e numero 1 (Torromeo), II miglior Nadal di sempre «II match perfetto, no?» (Martucci).

 

Nadal, l'età dell'oro: il tennis diventa suo

Gabriele Romagnoli, la Repubblica del 18.08.08

E adesso non chiamatelo più «numero 2». Da oggi Rafa Nadal è il primo della classe nel tennis mondiale e festeggia la nuova classifica Atp mettendosi una medaglia d'oro al collo. In questi Giochi di Supereroi sta al tennis come Phelps al nuoto e Bolt alla corsa. Anche lui fa fare al suo sport un salto in avanti generazionale, gli imprime una sconosciuta spinta muscolare e si prenota per il soprannome di Invincibile. Ammenoché. Ammenoché qualcuno venga a scompigliargli l'ordine. Non quello dei colpi. L'ordine maniacale con cui riempie le pause: un incrocio di riti, scaramanzie, prescrizioni del dietologo e dello psicologo. Assistere a un incontro di Nadal è prendere nota di diritti devastanti e passanti laser, ma anche della posizione in diagonale delle bottigliette d'acqua e del modo di stendere le magliette sulla panchina alla fine di ogni set. E il numero uno, è destinato a restarlo, ma dietro quella corazza c'è, tra il cuore e il cervello, un anfratto con la scritta «Fragile». Se qualcuno un giorno picchia lì, una, due, tre volte, lo disarma. Ci vorrà ancora tempo. Non siamo qui per raccontare la fine di Achille, ma il suo giorno più bello. Nadal entra nella corolla di quel fiore di cemento che è l'impianto di Pechino alle 5 della sera. Un perfetto tempismo da spagnolo. Veste di rosso, è la mantella con cui attirerà il suo avversario per infilzarlo. Gli spalti sono quasi tutti per lui. La regina di Spagna applaude educatamente. Una ragazza cinese espone uno striscione che esprime il compassato entusiasmo locale, dice, in spagnolo: «Ti stimo Rafael». Dietro il torero entra l'animale sacrificale: Fernandito «El Drito» Gonzalez, cileno. Ha scippato la finale all'americano con una turbata. È qui per ripetere l'impossibile: la vittoria ad Atene del suo connazionale Massu (ora numero 138 del mondo). Ma quello mica si trovò davanti un Nadal. Il limite del tennis ai Giochi è stato di aver spesso consegnato l'oro a un falsario. Con tutto il rispetto, ma Mecir nell'88 e Rosset nel '92 erano gioielli contraffatti. Eccezioni alla regola: Agassi ('96) e Kafelnikov (2000). Ancora manca però la cosa più semplice: che vinca il migliore. Ci prova Nadal. Si scalda e poi inizia la cerimonia propiziatoria. È arrivato con due borsone strapiene come se avesse deciso di trasferirsi. Sono tasche di Eta Beta da cui estrarrà racchette, acqua, cibo e vestiario. Prende le prime due bottigliette d'acqua e se le piazza accuratamente tra i piedi: una più avanti, una più indietro, in diagonale. Beve due sorsate dalla prima, una dalla seconda. Va bene, si può cominciare. Gonzalez non è ancora arrivato. C'è il suo nome sul tabellone, ma lui non sta sul campo. Nadal balla da solo. Si sposta per trovare la gittata giusta al diritto che ara il suolo nella metà avversa, stringe tempi con lungolinea che sono scorciatoie per il punto, scatta e preme. Gonzalez è un cuoco disperato, prova avariare il menù dei colpi, ma Nadal è un cannibale che mangia di tutto. In un baleno si porta sul 3 a 0. A Gonzalez non resta che uscire dalla cucina, trasformarsi in cameriere e puntare sul servizio. Ne sfodera una serie da applausi e il resto mancia. Nadal replica alla grande. Nove punti aggiudicati senza uno scambio. Tennis alla radice. L'unico modo di restare in partita per Gonzalez è sparare battute, un comico ai 200 all'ora. Appena scende sotto i 180, la risposta di Nadal lo secca. Lo spagnolo si porta sul 5 a 2. Nella pausa, come in ogni altra, siede, appoggia con cura la racchetta sulla panca al suo fianco destro, mette l'asciugamano sulle gambe e lo arrotola lentamente. Beve. Due sorsate, una. La diagonale delle bottiglie. Vedendo che una è praticamente finita una raccattapalle cinese gliene porta una nuova. La rifiuta quasi spaventato. È stata una distrazione, un cattivo presagio, un'interferenza nella programmazione. Infatti rientra e butta due set point. Gli occorre un game più del previsto: vince 6 a 3. In 37 minuti. A questo punto cambia maglia. Lo fa a ogni set, non importa quanto duri: né prima, né dopo. Si toglie quella usata, ma non la getta nella sacca, la stende sulla panchina, con cura, come se dovesse asciugarsi al sole, che non c'è. Sta scendendo la sera, si accendono le luci dei riflettori, il pubblico si commuove per l'artificiale bellezza del mondo che è stato messo a sua disposizione per due settimane. Ha un'infantile felicità che non riesce a contenere: ai colpi più riusciti si eccita, senza attendere la fine dello scambio. L'altoparlante ammonisce, ma il bambino non ce la fa proprio. Ci sono scambi che sfidano ogni disciplina. Nadal non è più solo. Gonzalez ha trovato uno spiraglio ed è entrato in partita, ha noleggiato lo smoking e si è presentato al gala. Si fa perdonare il ritardo con la bella presenza. Risponde game su game. Tiene il servizio mantenendone la velocità. Al sesto game Nadal commette addirittura un doppio fallo. Poi introduce nella routine una banana. Ne mangia un morso a ogni pausa (dopo le tre sorsate). Gonzalez non scende dall'albero. Sale sempre più in alto, arrivando a procurarsi due set point sul 6 a 5. È il momento della verità. Se vuoi essere il numero 1 dimostralo adesso, non concedere a questo Senor Ninguno di farti ombra, portarti a braccetto con lui nella notte di Pechino in una estenuante danza della morte. Infilzalo adesso. Non ce n'è bisogno, lo fa da solo. La sartoria chiama: il noleggio dello smoking è scaduto. Gonzalez torna un uomo in calzoncini al cospetto del re: ne spara una fuori, un'altrain rete e si fa condurre al tiebreak.Nadal se lo divora, vincendo 7 a 2. Pausa. Via la seconda maglietta, stesa a fianco della prima. Se si arrivasse al quinto set sembrerebbe il davanzale dei gemelli Giannini, ma non succederà, è inevitabile. Gonzalez ha incontrato i propri limiti e il tennista più forte del mondo, ma anche un atleta fuori portata, uno che giocando a calcio ha fatto due gol a Casillas, che poteva diventare un cestista professionista, che ha gambe per arrivare dovunque, recuperare qualunque sbavatura a pura forza. Può durare per anni se gli regge il fisico e se nella testa tutti quei fantasmi sapranno restare in ordine, ben allineati: due sorsate di qua, una di là, un morso alla banana, l'asciugamano così, la maglietta cosà. Il terzo set è una fuga per la vittoria. Nadal corre fino al 5 a 2 e, sul servizio di Gonzalez, si conquista il primo match point d'oro. Annullato. Il secondo. Annullato. Allora fa qualcosa di strategicamente decisivo: cambia racchetta. Un'altra scaramanzia, un altro demone nella testa. Terzo match point. Annullato pure questo. Non è questione di manico e corde, deve trovare il corridoio giusto. Lo infila nel game successivo. Va 40 a 15 e chiude alla prima occasione. Sono passate due ore e 22 minuti. Adesso Nadal è medaglia d'oro. Dirà in conferenza stampa: «II migliore resta Federer, ha una varietà di colpi che a me manca». Ma mentre voi leggete anche la classifica lo smentisce e si adegua al responso delle Olimpiadi. Dopo 235 settimane di regno Federer abdica e consegna lo scettro a Nadal. Lui se lo posa di fianco con cura, beve due sorsate da una coppa, due dall'altra, le piazza in diagonale, le regali mantelle stese sul trono. Anche i sovrani, a luci spente, hanno gli incubi. Non chiamatelo più "numero 2" Da oggi Rafa è il primo della classe e festeggia mettendosi la medaglia al collo.. In campo è mancino, ma fuori è destro. Rafa Nadal, 22 anni, ha vinto finora 5 Slam (4 Roland Garros consecutivi, dal 2005 al 2008, e 1 Wimbledon 2008).

L'anno di Nadal Oro e numero 1

Dario Torromeo, il CorriereSport del 18.08.08

Ha annullato due set point nel secondo gioco, e' stato l'unico momento in cui Rafa Nadal ha sofferto nella finale contro Fernando Gonzalez. Oro olimpico per Rafa, il primo per la Spagna del tennis, che aveva finora collezionato nove medaglie. E' l'anno di Nadal. Ha vinto Roland Garros, Wimbledon e Olimpiade. E oggi diventerà il nuovo numero 1 del mondo dopo essere stato per 160 settimane il delfino di Roger Federer (leader della classifica dal febbraio 2004, per 237 settimane) che qui ha vìnto il doppio in coppia con Wawrinka. Ma l'obiettivo di Roger era un altro, il singolare. Potrebbe tentare l'impresa a Londra 2012. Quel giorno però avrà 31 anni. Rafa Nadal è una forza della natura, ieri ha anche confermato di possedere una salda tenuta mentale. Sa soffrire nei momenti importanti, sa cambiare ritmo, sa giocare in modo eccezionale. Lo spagnolo supera Gonzalez in finale e festeggia il sorpasso a Federer in classifica dopo 160 settimane perfetto i punti decisivi. E' il numero 1 del mondo e, a nostro avviso, è anche l'uomo che può finalmente realizzare il Grand Slam, 40 anni dopo Rod Laver. Domina sulla terra rossa, vince sul cemento e sul sintetico, quest'anno ha anche battuto Fédérer sull'erba. Il prossimo, potrebbe essere l'anno buono. Rafa Nadal, personaggio di grande popolarità. I cinesi, che applaudono anche quando la tradizione del tennis non lo prevede (e Djokovic, nella semifinale persa con lo spagnolo, si è lamentato proprio di questo) lo hanno scelto come loro eroe. Accoglienza eccezionale al suo arrivo all'aeroporto di Pechino, folla agli allenamenti, cori per le sue partite. E' il modo di stare in campo di Rafa a conquistarli, a stuzzicare la loro fantasia. Nadal è una sorta di fumetto vivente. Un superman che arriva ovunque. E nei sogni dei cinesi trova un posto di tutto rispetto. Ora ci sono gli US Open, Rafa è stanco ma non pensate che rinunci ad arrivare sino in fondo.

II miglior Nadal di sempre «II match perfetto, no?»

Vincenzo Martucci, la Gazzetta dello Sport del 18.08.08

«Penso di aver giocato il match quasi perfetto, no?». Rafa Nadal ha appena vinto l'oro olimpico: stavolta, in finale, non ha battuto Roger Federer, come a Roland Garros e a Wimbledon, ma il suo fantasma. Che sabato ha vinto il doppio e oggi gli cederà dopo 4 anni e mezzo il primato in classifica. Stavolta il Maciste di Spagna ha giocato il miglior match di sempre sul duro, contro uno dei migliori, Fernando Gonzalez. Migliora eppure ha vinto in tre soli set, 6-3 7-6 6-3, eppure insiste: «Posso ancora migliorare, in tutto, posso stare coi piedi più dentro il campo, posso giocare meglio volée, servizio e slice, e posso tirare più lungo. «Nemmeno nei sogni avrei immaginato quello che ho fatto quest'anno» più dentro le righe». Nadal è sempre lo stesso: dai tic dell'asciugamani chiesto al raccattapalle a ogni cambio campo, al pizzicotto che si da al pantaloncino sul di dietro, dalle due bottigliette d'acqua vicino alla sedia e a cui beve alternativamente, al ripetuto tamburellare della pallina in terra, pre-servizio. Eppure, davanti al primo oro ai Giochi del tennis spagnolo, davanti agli otto titoli stagionali (una partita persa nelle ultime 39), davanti all'Olimpiade, s'impressiona: «Nemmeno nei miei sogni migliori avrei immaginato quel che ho fatto quest'anno. Vincere a Pechino è incredibile: per un tennista contano di più gli Slam, ma per uno sportivo le Olimpiadi sono la cosa più importante. Ho vinto grazie al team, perché quando sono arrivato da Cincinnati ero stanco, e grazie ai fantastici momenti al Villaggio». Vacanza Non è il momento di pensare a New York: «Voglio godermi questi momenti, mi prendo due giorni di vacanza, la festa la farò alla fine, dopo gli Us Open e la Davis». Non è il momento di pensare alla promozione al numero uno: «E' una soddisfazione che inseguivo da tempo. Ho preso fiducia per giocare sul duro, poi sull'erba e sulla terra negli ultimi anni ho fatto gli stesso risultati, so quanto è duro vincere questi tornei e devo essere molto contento per tutto, no?». Non è il momento di pensare alla pressione: «Numero 1 o 2 non cambia, magari in un paio di mesi ritorno 2». E' il momento di lasciare la parola a Gonzalez, oro in doppio ad Atene: «Rafa mi ha sorpreso con la prima di servizio (86% di punti!), ha dominato lo scambio dal primo colpo e m'ha fatto correre. Così ho perso le sensazioni e molti dritti, anche perché lui mi rimandava sempre tutto indietro. Così si spiega quella volée di rovescio che ho sbagliato sul primo dei due set point, sul 2-6 6-5, con lui 15-40. Sembra facile. Rimpiango di più i due errori subito dopo. Ma all'Olimpiade sono felice così».
 

Nessun commento presente
Cerca  su Quotidiano.net nel Web