Nadal festeggia con l’oro olimpico la consacrazione a numero uno del tennis mondiale. Federer conferma la crisi. Dementieva finalmente centra un successo di prestigio.
Rino Tommasi
PECHINO - Questa mattina Rafael Nadal si è svegliato con una medaglia d’oro al collo e con il riconoscimento, peraltro scontato, del computer che si è deciso a riconoscergli il primo posto nella classifica mondiale.
Tuttavia il giovane guerriero spagnolo, che ieri ha demolito in tre set il picchiatore cileno Fernando Gonzalez, credo che preferisca tra i suoi trofei quello conquistato qualche settimana fa a Wimbledon, dove ha spodestato il suo grande rivale, Roger Federer.
Le vittorie sono come le fidanzate, l’ultima è sempre la migliore, tuttavia Nadal avrebbe potuto anche risparmiarsi il plateale tuffo con il quale ha salutato il suo successo.
Anche se la finale è stata caratterizzata da due soli break (nel secondo game del primo set e nel quarto del terzo) non c’è stato un solo momento in cui si è potuto pensare che la partita potesse avere un destino diverso.
Gonzalez, non a caso detto Mano di Pietra, si è affidato al suo dritto esplosivo ma era costretto a prendere troppi rischi e poiché Nadal non era in vena di regali non c’è stato niente da fare.
La vera finale Nadal l’aveva vinta due giorni prima quando aveva battuto Novak Djokovic, contro il quale aveva perso tre volte sul cemento in questa stagione. Il serbo ha commesso errori incredibili quando avrebbe potuto allungare un terzo set dall’esito molto incerto. Sul match point, ad esempio,ha sbagliato uno smash di facilità irrisoria.
Comunque ho avuto l’impressione di un Nadal ancora più determinato. In fondo sul cemento Rafa non aveva mai ottenuto vittorie importanti ed in questo senso sarà interessante verificare la sua nuova condizione a Flushing Meadows.
L’altra verifica importante riguarda naturalmente Roger Federer che evidentemente non è ancora uscito dalla crisi che ormai lo sta accompagnando da qualche mese.
Federer si è dovuto accontentare di prendersi una piccola rivincita vincendo, accanto al connazionale Wawrinka, il titolo del doppio, ma questo risultato ha solo dimostrato che se i giocatori migliori si dedicassero di più al doppio i vari fratelli Bryan e gli altri specialisti non avrebbero vita e guadagni tanto facili.
Nel singolare femminile c’è stato il dominio delle russe. Malgrado l’assenza della Sharapova e la sconfitta al primo turno della Kuznetsova, la russe hanno conquistato tre posti nelle semifinali e tutte e tre le medaglie disponibili.
Sono contento che abbia vinto Elena Dementieva che in carriera aveva raccolto tre dolorose sconfitte nelle tre finali più importanti che aveva avuto l’opportunità di disputare. Battuta da Venus Williams nella finale olimpica di Sydney nel 2000, nel 2004 era stata sconfitta da Anastasia Myskina nella finale del Roland Garros e da un’altra connazionale, Svetlana Kuznetsova in quella di Flushing Meadows. Ieri la Dementieva ha dovuto lasciare il primo set a Dinara Safina, la sorella di Marat Safin, ma ha finito per imporsi, favorita questa volta da un problema che molte volte era stato il suo, il servizio (nove doppi falli della Safina hanno deciso il risultato).
Rino Tommasi