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Rassegna web del 8 Agosto 2008

Un matrimonio tormentato (WildCard)
Olimpiadi. Forfait di Ivo Karlovic e Lindsay Davenport (Machpoint.it)
Roddick rimpiange Pechino? (Sportorum.com)

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Rubrica a cura di Angelica

 

Un matrimonio tormentato

WildCard-FedericoFerrero

Articolo pubblicato sul numero di agosto 2008 di Tennis Italiano.

Lieve, impalpabile, ma c’è. È l’etereo fascino della relazione che lega il tennis ai Giochi Olimpici, un amore fulmineo nel consumarsi, una settimana, e torpido nel riformarsi, di quattro in quattro anni. Racchetta e Olimpiadi, un’improbabile unione di sommi egoismi, genetici nel nostro sport, e di slanci d’altruismo infuocati dal sacro furore patriottico: a suo modo funziona, se ha resistito alle due medaglie d’oro di Mister Toptenpiùscarsodisempre, un remator qualunque reso divo da due allori e cinque cerchi, un cileno battezzato Nicolas Massu. Caduto oltretutto in disgrazia, nel quadriennio, tanto da dover implorare una wild card per tornare a difendere i titoli: lo spirito del picchiatore lasso di Viña del Mar - perfetto nell’incarnare il motto citius, altius, fortius - ha trovato in Federer uno sponsor d’eccezione e un difensore del valore del torneo.
Un Roger pronto al viaggio in Cina con convinzione, lui che vorrà chiudere la sua carriera ai Giochi di Wimbledon (eh sì) nel 2012, ma che ancora non ha ricevuto risposta alla richiesta di condurre la spedizione nazionale con la bandiera rossocrociata a spasso per la pista nel giorno dell’inaugurazione ed è iscritto al partito dei sostenitori quieti dell’agone pechinese, sistemato un chilometro a nord del villaggio con un centrale da diecimila posti, dieci campi ufficiali e sei riservati all’allenamento. E siccome tutto ha un prezzo, figurarsi l’oro olimpico! Se, difatti, ciascuna federazione provvederà a riconoscere discrete prebende ai medagliati, monete che allettano solo le seconde fasce, i sindacati padronali di maschi e femmine han comunicato con tempismo la vera novità di Pechino: arrivano i punti-classifica. Assegnati in misura leggermente inferiore a un Masters Series e al suo corrispettivo rosa, il Tier I. Esattamente ciò che vale il torneo, sostengono alcuni: mai al pari uno Slam, e neppure di Roma o Miami; una scellerata violazione della parità di trattamento, si vocifera altrove, atteso che a Pechino non si vola per soli meriti di classifica. Un massimo di quattro rappresentanti per nazione nel singolare e di due coppie nel doppio, impone il Cio, e l’armata russa, piaccia o no, dovrà lasciare a piedi Chakvetadze, Petrova e Kirilenko, tutte quante top venti, a favore di Stephanie Vogt del Liechtenstein; si farà a meno di Verdasco, colpevole di giocare nell’era di Nadal, ma non di Komlavi Loglo, del Togo, a suo agio con la racchetta quanto Mahta El Hassan con gli sci ai piedi, lo slalomista marocchino incapace di scendere un pendio se non a spazzaneve. Anche questo sono i Giochi: capaci di unire un leone e un ghepardo in reciproco odio, Becker e Stich, in un duetto sublime e di costringere Mark Knowles, recente numero uno del mondo, a dividere il campo con un giocatorino della domenica, Devin Mullings, in un sodalizio altrove ridicolo.
C’è, il fascino dei Giochi. Lo giura miss Hantuchova, pur zoppa, sognante medaglie per la sua dimezzata Cecoslovacchia dal giorno in cui iniziò la sua storia d’amore con tennis: una tv sintonizzata sulle morbide mosse di Gattone Mecir, oro a Seoul 1988. Lo respirano, quello spirito, le nazioni più giovani e calde, ieri il Cile che fu ricompensato al centuplo ad Atene e, oggi, una Croazia, o ancor più una Serbia che potrebbe sistemarsi su tutti e quattro i podi: Nole, Ana, Jelena, e l’artista del mezzo campo Zimonjic. Roger versus Rafa sotto il fuoco olimpico potrebbe infiammare ancora una volta i cuori degli appassionati, con i demiurghi del tennis per una volta chiamati a vincere per un valore che trascende l’ego.
L’Italia, dite? La pochezza della cultura sportiva nostrana, calciofila e manichea (chi vince un Dio, chi perde un cretino) rivaluta discipline sbertucciate proprio quando arrivano ori e argenti dal kayak, dal tiro al piattello o dalla sciabola. Ecco perché al tennis, colpevolmente uscito dalla tivù popolare e dall’informazione di massa a dispetto del peso di adepti e praticanti, potrebbe far più che bene una medaglia. Ma di chi, tra i nove eletti, avrà la forza per concepire l’impresa?

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Il barone Hubert De Morpurgo, sangue austroungarico, è l’unico tennista medagliato nella storia del tennis. Accadde ai Giochi del 1924, sulla terra parigina, quando sconfisse nella finale di consolazione il moschettiere Jean Borotra. Non c’è altro: nel 1968 Nicola Pietrangeli vinse il bronzo nel torneo di esibizione di Guadalajara, nemmeno nel torneo ufficiale (quello dimostrativo). Paolo Canè arrivò in semifinale a Los Angeles nel 1984 ma anche in quel caso il tennis non faceva parte delle discipline ufficiali e, tecnicamente, il bronzo guadagnato sul campo, in un torneo riservato ai minori di ventuno anni, non fu assegnato. Nel 1996, sul cemento di Atlanta, Renzo Furlan perse nei quarti di finale un match nel quale partiva da favorito contro Leander Paes, facendosi sfuggire l’opportunità di una medaglia.
Il villaggio italico a Pechino ospiterà tre nostri rappresentanti: Andreas Seppi, Simone Bolelli e Potito Starace, in ordine di classifica e – perché no – di simpatia per la superficie, il Decoturf II, la stessa mescola adottata a New York per gli Us Open. Il problema, tuttavia, andrà ben al di là del cemento: temperatura e umidità metteranno duramente alla prova i nostri, già impegnati a sperare in un tabellone amico stante la lista delle stelle tremendamente simile a quella di uno Slam a tabellone compresso. Cinque donne completeranno una delle più massicce convocazioni della tradizione olimpica (mai si è andati oltre la cifra di otto eletti, già raggiunta nel 1992 a Barcellona e nel 1996 ad Atlanta): Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Sara Errani, Mara Santangelo e Roberta Vinci. E chissà che non arrivi proprio da loro, più abituate dei maschietti a fare strada negli appuntamenti che contano, un risultato che non sconvolgerebbe l’ordine delle cose (chi ricorda le donne medagliate di bronzo a Sydney, ad Atlanta, a Seoul come si ricorderebbe una semifinale a Londra o Parigi?) ma che, comunque, costituirebbe una bella pubblicità per il tennis nostrano, in perenne crisi di sottoesposizione.


Olimpiadi. Forfait di Ivo Karlovic e Lindsay Davenport

www.mpmtennis.com/

di Fabrizio Fidecaro

img Arrivano due forfait importanti nel torneo olimpico di Pechino, uno fra gli uomini, Ivo Karlovic, e l'altro fra le donne, Lindsay Davenport. Iniziamo dal croato, testa di serie numero 14 nella prova di singolare, costretto alla rinuncia da un infortunio non precisato nella nota dell'agenzia di stampa Hina. Si sa solo che è stata una decisione concordata con il suo medico a Miami. Karlovic avrebbe dovuto esordire contro il ceco Tomas Berdych e poteva trovare sulla sua strada Andreas Seppi al secondo turno e Roger Federer, da lui battuto al Masters Series di Cincinnati, al terzo. Da notare che, prima ancora della compilazione dei tabelloni, la Croazia aveva già perso Mario Ancic: ora le rimangono solo il veterano Ivan Ljubicic e l'emergente Marin Cilic.
Forfait anche per la giunonica Davenport, che, a causa di un malanno al ginocchio destro, non prenderà parte alla prova di singolare. La 32enne statunitense, però, dovrebbe essere regolarmente in campo in doppio, al fianco di Liezel Huber. "Sono fortunata ad avere come partner la numero uno del mondo di specialità" ha dichiarato Lindsay. I sostituti saranno designati ufficialmente dall'Itf nella giornata di sabato.

Roddick rimpiange Pechino?
Sportorum.com


Andy Roddick è impegnato nel torneo di Los Angeles, mentre il gotha del tennis mondiale oggi sfilerà a Pechino nella cerimonia inaugurale dei giochi olimpiadi. Adesso si dice combattuto e dispiaciuto di mancare l'appuntamento cinese, la più grande kermesse sportiva.

Vero che il tennis olimpico non avrà mai il fascino di uno Wimbledon o di un altro slam, però l'evento è fascinoso, importante anche per un tennista. Adesso Roddick sente la mancanza, come ha lui stesso dichiarato in quel di Los Angeles: "E' stata una scelta difficile quella di rinunciare alle Olimpiadi. Oggi ci sarà la cerimonia di apertura, e quando guarderò in tv l'evento, sono sicuro che sentirò dispiacere per non esser li, quando potevo sfilare con tutto lo sport del mio paese".

Roddick fu uno dei primissimi a dare ufficialmente il forfait per Pechino, motivato dalla voglia di preparare al meglio il torneo per lui più importante dell'anno, lo slam di New York che si gioca tra soli 15 giorni.

Verissimo che il calendario 2008 è ancora più folle e intricato del solito, però l'appuntamento olimpico è comunque prestigioso, ed ora Roddick forse rimpiange la sua scelta. (Marco Mazzoni)










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