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Rassegna Stampa del 8 Agosto 2008

Da Suzanne a Nadal quell'amore difficile tra Giochi e racchette (Clerici), Federer: «E' una festa unica» (Martucci), Federer: tennis, patria e milioni (Perrone)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Da Suzanne a Nadal quell'amore difficile tra Giochi e racchette

Gianni Clerici, La Repubblica del 08.08.08

L'esordio nella prima edizione, i fasti degli anni Venti. Poi il lungo esilio, fino all'88 lo. Al contempo, fiero misogino, non si lasciò convincere a contraddire l'antica tradizione ellenica, e non ammise le donne. Fu un esordio simbolico, se non proprio provinciale, perché i grandi del tempo non si spostarono, e del vincitore John Pius Boland non si trova altra traccia nell'unica gara in quei tempi semi-internazionale, ancorché rigidamente anglosassone: Wimbledon. Il suo avversario in finale fu addirittura un greco: ultima presenza di questo nobile paese nei quartieri alti del tennis. La vicenda migliorò nel 1900, anche perché Parigi era, per i britannici, un po' più comoda. Due medaglie del singolo uomini andarono ai due mitici Doherly Brothers la terza a un altro britannico di classe, Mahoney. E, tra le donne, insieme a una timida apparizione francese, argento della Prévost, vinse la cocca di Wimbledon, Charlotte Cooper. Nelle successive, 1904, pochi affrontarono la traversata atlantica, e il torneo divenne una specie di campionato nazionale yankee. A Londra, 1908, accadde più o meno lo stesso. Stoccolma 1912 testimoniò maggior internazionalità, anche perché il Re Gustavo V° era lui stesso un accanito tennista, tanto da seguire con occhio tenero l'affascinante parigina Marguerite Broquedis, medaglia d'oro. C’ un rapporto inversamente proporzionale tra la popolarità di uno sport, la sua massa di praticanti e le Olimpiadi. Non ci sono dubbi che gli sport più praticati siano il calcio, il tennis, il ciclismo e il golf. Dopo una timidissima apparizione ad Atene 1896 il golf non si è più visto. Il ciclismo potrebbe avere, a Pechino, un qualche risalto nella specialità del doping, superando addirittura l'atlelica. A calcio giocano dei minorenni accompagnali da qualche grande con raccomandazione di tornare presto a far sul serio. E siamo al tennis. Esordì anche lui ad Alene, perché Pierre de Frédy barone de Couberlin era aristocratico e snob, e non pensava cerio a dimenticar La peculiarità di quell'edizione fu il doppio numero di medaglie, giacché si svolsero due tornei, uno indoor, l'altro all'aperto. Passa la prima guerra mondiale, migliorano le comunicazioni, e ad Anversa, dominata da Suzanne Lenglen, arriva addirittura Ichy Kumagae, il primo giapponese medagliaio. A Parigi 1924 il torneo diviene alfine un mondiale vero, nonostante l'assenza della Diva Lenglen che ha preso un'itterizia da ostriche. Con infinita delusione dei francesi vince l'americano Vinnie Richards, che diverrà in seguito, con Tilden, il primo professionista maschio, sull'esempio della Lenglen. Quanto agli italiani,il barone triestino Hubert de Morpurgo coglie la nostra unica medaglia, un bel bronzetto. Ma iniziano i guai. Alcuni dei purissimi dirigenti si indignano per un'ipotesi di professionismo tennistico. Gli inglesi non vedono di buon occhio una prova che potrebbe, se non oscurare, ave re risonanza non inferiore allo one and only championship. Wimbledon. E, al contempo, la Dunlop si infastidisce - certo, dietro le quinte perché gli organizzatori di Amsterdam oserebbero adottare un altra palla. Vade retro tennis. Mentre si afferma quale sport-spettacolo, mentre da aristocratico diviene borghese, il tennis vien scacciato da Olimpia. Tenterà di riammetterlo proprio un italiano, Presidente della Federazione Internazionale e membro del Cio, l'ex campione Giorgio de Stefani. In una riunione a Melbourne, 1956, De Stefani riesce ad ottenere una votazione favorevole. Il Presidente Cio, ricchissimo businessman fariseo, lo yankee Avery Brundage, rinviene un cavillo, e ripropone la votazione dopo fiere minacce ai suoi satelliti. Bocciato, il tennis: non abbastanza casto. E arriviamo così sino ad un passaggio farsesco, in cui, sempre adiuvante de Stefani, il tennis viene ammesso con la definizione di "Gioco dimostrativo": quasi si trattasse del salto alla corda o del lancio del birillo. La grottesca vicenda si svolse a Città del Messico '68, ebbe un seguito a Los Angeles '84 e si giovò della partecipazione intermittente di tennisti desiderosi di assistere gratis alle gare di atletica leggera. L'opposizione più viva venivadai paesi comunisti, impegnatissimi nella difesa del loro ipocrita dilettantismo di stato. Contro di loro mise in atto tutto il suo potere il presidente del Cio Samaranch, convinto che i rappresentanti olimpici dovessero essere i migliori in assoluto, a prescindere dal professionismo. A Seul 1988, il tennis fu dunque il primo sport a infrangere un vergognosa discriminazione, tanto che, nella sua scia, io stesso ebbi poi la ventura di assistere, a Barcellona '92, all'esordio del Dream Team Usa di basket. Seul fu un torneo vero, grazie soprattutto a Steffi Graf, capace, quell'anno benedetto, di bissare il mitico Grand Slam con la medaglia d'oro. Un po' meno storica la medaglia di Gattone Mecir, e spesso deludenti le seguenti Olimpiadi. A Barcellona sfiorammo il grottesco, con una finale Ira un gregario spagnolo, Jordi Arrese, e il bizzarro vincitore, Marc Rössel, che ad alcuni ignari cronisti elvetici interessali alla sua preparazione ebbe a rispondere: «Lo sci d'acqua sul Lemano». Sul cemento di Atlanla, nel '96, non si sottrassero a un obbligo patrioltico Agassi né la Davenport, a Sydney si impose Kafelnikov, titolare di due Slam, e Venus, le cui foto con Serena e bandierone stars and strips ci ricordarono un'appartenenza geopolitica che, nel tennis, per solito, conia poco. E, giunto al termine della carrellala, mi par giusto dire che saranno sì, le Olimpiadi, un simbolo di fratellanza, ma rappresentano soprattutto un trionfo del nazionalismo, con la classifica per medaglie che prevale sull'attenzione all'individuo. Per quel che riguarda Pechino, sia Nadal che Federer affermano di tenerci da malli, e non saranno cerio loro a ricordare che, ad Atene, i dominatori, con due medaglie d'oro, singolo e doppio, furono i cileni, figurarsi. La vera verità è che, in un calendario demenziale come quello del tennis, attuale fra Wimbledon e lo U.S. Open, soffocale dalla stagione sul cemento americano, le Olimpiadi sono un non senso, e un mezzo suicidio atletico. Per non parlare di retrocessione mediatica, e di ingiustifica la discesa tra gli sport di secondo piano. Non fosse l'argent, a fair la guerre di Olimpia, sarebbe molto meglio tenere a casa le racchette.


Federer: «E' una festa unica»

Vincenzo Martucci, la Gazzetta dello Sport del 08.08.08

Buon compleanno, Roger Federer: un compleanno particolare, in una stagione particolare e in un momento particolare. «Sarà comunque indimenticabile. Compio 27 anni il giorno dell'apertura dell'Olimpiade e faccio il portabandiera per il mio paese... E' già successo quattro anni fa ad Atene, ma oggi questo compleanno diventerà il più unico della mia vita, a meno che in un altro 8 agosto non «Questo compleanno sarà il più bello della mia vita, a meno che in un altro 8 agosto non abbia un figlio» qualche strana ragione, non ci sono riuscito». L'Olimpiade vale Wimbledon «Per chi, come me, ha già vinto 12 Slam, si. Ed è una gara un po' diversa perché rappresenti il tuo Paese. Per me significa tanto». Vincere Pechino salverebbe la sua stagione «Dovrei vincere l'Olimpiade o gli Us Open. Ma sarebbe dura definire cattiva la stagione se non vinco qualcosa di epico. Ci si aspetta di più da me dopo gli ultimi 5 anni, ma nei grandi tornei non ho avuto cattivi risultati: semifinali a Melbourne, finale a Roland Garros e Wimbledon. Comunque, se non dovessi vincere questa terza Olimpiade, ci riproverò nel 2012, a Wimbledon». Dal 18 agosto Nadal la scavalcherà, dopo 4 anni e mezzo da numero uno del mondo. «Non piangerò per mesi pensando ad una sconfitta del genere. Adesso mi concentro sull'Olimpiade». La rivalità Federer-Nadal fa bene al tennis «Sì, è importante ed è bella nello stile e nei valori sportivi. Lui ha solo 22 anni, io 27, ci siamo affrontati già 18 volte, 6 nelle finali Slam: e potrà succedere altre 20 volte». Che Olimpiade s'aspetta «Dura, con caldo-umido e inquinamento, che avvertiamo comunque tutti. Stanno giocando bene in tanti, da Nadal a Djokovic a Murray». E le proteste per i diritti umani «Mi è dispiaciuto vedere quelle manifestazioni al passaggio della torcia, vorrei che tutto si risolvesse per il meglio: queste celebrazioni dovrebbero essere solo una festa dello sport».


Federer: tennis, patria e milioni

Roberto Perrone, il Corriere della sera del 08.08.08

Il milionario patriottico non firma autografi. Roger Federer arriva scortato dalla fidanzata-manager-guida Mirka Vavrinek che conobbe al villaggio olimpico di Sydney 2000, quando erano due tennisti in carriera alla rovescia Quella di Mirka era discendente, quella di Roger ascendente. L'amore fu il punto di collisione. «Quando ho incontrato Mirka ho raggiunto il punto più alto della mia vita, sportiva e no. Con tutto il rispetto, non è paragonabile al fatto di portare la bandiera: con lei sto da 8 anni, il ruolo di alfiere dura solo io minuti». Si sentono domande strane a questa Olimpiade. Ma se il suo amore è nato al Villaggio, ora Roger non abita più là. «Non è più piacevole come a Sydney; il problema è che dovendo prendere il bus non riesco a seguire il mio programma e molta gente mi riconosce, mi ferma, vuole farsi fotografare con me». Al suo posto, nella palazzina che ospita la delegazione rossocrociata, c'è il suo poster. Ma non è ironia, è che Roger è l'uomo immagine della Svizzera che, oggi, giorno del suo 27° genetliaco, gli ha affidato la bandiera (che ebbe anche ad Atene). «È sicuro di attirare troppa attenzione, di non riuscire a concentrarsi, non perché non gli piaccia vivere al Villaggio» spiega il capo delegazione Werner Augsburger. n problema è che questo milionario corretto, questo super-professionista che non ha un nemico nel circuito, questo ragazzo che non è molto cambiato da quando era un apprendista nel centro tecnico federale e aveva nostalgia di mamma Lynette, è giunto a uno snodo cruciale. Sulla sua strada si è sistemato un ingombrante terminator spagnolo che divora palline e pizza margherita Non lo sballottano né il serve and volley e neppure la promiscuità del Villaggio. Rafa Nadal sta lì come se fosse il suo palazzo di Maiorca Tanto sa che, se Roger festeggerà oggi il suo 27° compleanno, il 18 di agosto sarà Rafa a fargli la festa strappandogli il primo posto nel ranking mondiale. Per cui, ed è qui il paradosso olimpico, il super-professionista vuole vincere a tutti i costi l'oro, perché da questa medaglia passa la sua risalita, n milionario patriottico è concentrato sull'Olimpiade, critica perfino gli attacchi alla torcia visti in Europa «Mi ha molto deluso quanto è successo. Doveva essere una celebrazione. Conosco i problemi che ci sono, ma io voglio far parte dei Giochi e inseguire un sogno. Io spero che l'Olimpiade faccia conoscere meglio la Cina e la sua gente. E spero che tutti stiano meglio in futuro. Personalmente vivrò dei momenti indimenticabili. Festeggerò qui il mio compleanno, entrerò nello stadio con tutti gli altri atleti e porterò la bandiera del mio paese. È come vincere uno Slam». E, visto che quest'anno, fino a qua, ha fallito tutti gli appuntamenti più importanti, l'oro olimpico rappresenterebbe la svolta «Ora sono concentrato sull'Olimpiade e non sulla classifica Sto bene. È possibile una finale con Nadal ed è anche possibile che, alla fine dell'anno, mi ritrovi numero i». bi questi tempi di feroci tecnologie questo re sa già in che giorno perderà la corona Ma per ora si gode il compleanno più bizzarro della sua vita «È la prima volta, da quando ero ragazzo, che non programmo nulla». La sua festa a sorpresa sarà la medaglia d'oro.

 

 

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