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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Spunta il doping genetico. In un ospedale cinese si spacciano le staminali
Ivo Romano, la stampa del 23-07-08
Un giornalista in incognito, i canali giusti dove scavare, la più scabrosa delle richieste: i prodromi dell' inchiesta televisiva. Un'operazione da manuale, condotta dai tedeschi di Ard in collaborazione con il quotidiano inglese Times, che se non ha scoperchiato un fetido pentolone ha quanto meno fatto scattare il sinistro sibilo della sirena d'allarme. Le Olimpiadi sono alle porte, la Cìna è sotto la luce dei riflettori.- C'è sport e sport. Quello pulito e quello viziato. Il documento ricavato dalla tv tedesca penetra nel lato più oscuro, evidenziando i bui meandri del doping di ultima generazione, che in Cina sembra a portata di mano, peraltro a costi accessibili, perfino la terapia genetica, ultimo ritrovato nella corsa infinita all'alterazione delle prestazioni sportive, basato sull'impiego di cellule staminali. Una clinica cinese, un dottore contattabile da chiunque, un giornalista che si mette sulle sue tracce e si presenta come allenatore di un nuotatore americano. E il gioco è fatto. Il medico, ripreso dalle telecamere, ha dichiarato di essere in grado di somministrare 31 trattamento: circa 16 mila euro la somma richiesta per due settimane. Poi, l'ammissione di non aver esperienza con atleti, ma di essere certo della utilità della terapia genetica: «Le cellule staminali rafforzano le funzioni polmonari, circolano nel sangue e raggiungono gli altri organi». Quindi, le ulteriori raccomandazioni: «Ci vogliono circa due settimane. Servirebbero quattro iniezioni per endovena, sono quaranta milioni di cellule staminali; ma il doppio sarebbe meglio. Usiamo anche ormoni della crescita, ma c'è da stare attenti perché rientrano nella lista delle sostanze proibite». L'industria del doping viaggia a velocità sostenuta, ma che in Cina si fosse arrivati a questi livelli resta sbalorditivo. «Mai avrei immaginato prove così schiaccianti», ha dichiarato Mario Thevies, presidente del centro di Colonia per la prevenzione, del doping. Mentre David Howman, direttore generale della Wada, s'è detto sconcertato: «Questo va molto al di là dei miei peggiori timori». Terapia genetica,; ma non solo. Il documento-choc ha portato alla luce un fiorente mercato sotterraneo di sostanze dopanti. Per quel che è emerso, sembra che in Cina molte case farmaceutiche siano pronte a vendere steroidi che non hanno passato completi test clinici, a cominciare dall'Epo, a prezzi infinitamente più bassi di quel che accade in occidente. no steroide, è sufficiente a evidenziare la gravita della situazione: 100 grammi di sostanza venduta a 160 euro quando in Europa ce ne vorrebbero, più di 6000. Una macroscopica sproporzione, come nel caso di un altro steroide, conosciuto come estra-dien-dione, venduto a 1500 yuan (circa 120 euro) per 100 grammi quando in Europa la stessa quantità può essere acquistata per poco meno di 6000 euro. Senza dimenticare il resto. I giornalisti hanno scoperto che Xu Huigin, allenatrice di nuoto sospesa due volte perché sue allieve erano risultate positive per steroidi, è ancora membro dello staff della nazionale cinese. Huang Xiaomin, medaglia d'argento nel nuoto a Seul, ora allenatrice in Corea del Sud, ha ammesso che molti dei suoi compagni di allora avevano fatto uso di steroidi fin da adolescenti. Un duro colpo per la Cina, alla vigilia delle Olimpiadi. L'importante è vincere. Anche a costo di barare.
Tennis&Giochi finalmente amore.
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 23-07-08
ONon per denaro. E nemmeno per la classifica: perché i punti li percepivano già da Sydney (Atp) e da Atene (Wta), più o meno come adesso, cioè appena meno di un torneo di secondo livello (Masters Series maschili e Tier I femminili), subito dopo gli Slam. Finalmente le nuove generazioni percepiscono il tennis come sport olimpico e quindi i Giochi come un evento unico, irrinunciabile. E, per la prima volta, a Beijing, lo frequentano come tale. Cioè coi massimi rappresentanti: da Federer a Nadal a Djokovic, da Ivanovic a Jankovic, a Sharapova, alle Williams. Esempio Re Federer lo spirito olimpico ce l'ha sempre avuto: a Sydney 2000 ha scoperto l'amore (con Mirka Vavrinec), ma ha perso il bronzo contro Di Pasquale, ad Atene 2004 ha perso clamorosamente nel secondo turno, con Berdych, e a Londra 2012, cioè sull'erba di Wimbledon, ha fissato l'addio. «Dopo 12 Slam, un oro olimpico vale quanto un Major Sono molto orgoglioso di rappresentare la Svizzera ai Giochi e sento la mancanza di una medaglia olimpica, anche se Sydney ed Atene sono state le più grandi esperienze della mia vita e quindi, finché potrò, parteciperò ai Giochi. Chissà, a Beijing potrei anche essere il porta-bandiera e sarebbe un grande onore: fra l'altro, l'8 agosto è il mio compleanno». Pionieri Ad Atene 1896, il tennis era uno dei 9 sport originari dei Giochi. Ne uscì volutamente nel 1924, vi rientrò come dimostrativo nel 1968, vi tornò solo nel 1984, ancora come dimostrativo, ma con medaglie d'oro come Stefan Edberg e Steffi Graf, per rientrare pienamente nei ranghi nel 1988, quando vinsero Miloslav Mecir e ancora la Graf. Anche se, al di là delle eccezioni Capriati e Graf nel '92, Andre Agassi nel '96 e le sorelle Williams nel 2000, le stelle le Olimpiadi le guardavano soprattutto alla tv. Poi, finalmente si sono calate nei Giochi.
Ora scopriremo chi è più forte tra Federer e Nadal
Massimo Rossi, libero del 23-07-08
Ancora due master importanti, quello di Toronto in corso questa settimana e quello di Cincinnati subito dopo, prima dello slam decisivo di New York. Decisivo per stabilire se Federer ha colto il lato positivo della situazione e si è galvanizzato a sentire finalmente e davvero il fiato sul collo dell'avversario, oppure se è in corso un passaggio naturale di consegne conseguente al declino ormai inarrestabile di un Roger stanco, vecchio e appagato. A Toronto i nostri Bolelli (47) e Seppi (27) hanno perso subito ma con onore contro due avversali più forti - quantomeno in classifica - come lo svizzero Wanwrinka (10) e il russo Youzhny (16). Va bene così, però qualcosa da ridire sui nostri giocatori non manca. Mi chiedo perché Federer (1) e Nadal (2) giocano il doppio a Toronto, così come Davydenko (5), Murray (9) e Gasquet (15), mescolati ai tanti specialisti, e nessuno dei nostri invece è in tabellone. Ci sarà un motivo se Roger e Rata raddoppiano l'impegno in un torneo che li vedrà probabilmente arrivare fino in fondo, e certamente non è questione di soldi. Forse giocare il doppio aiuta a migliorarsi in singolare, e allora qualcuno dovrebbe rifletterci. Così come non riesco a capire le scelte di giocatori come Potilo Starace, il cui nominativo non mi sembra di aver trovato a Toronto (2.615.000$) - nemmeno nel tabellone delle qualificazioni - ma che non manca però di difendere il titolo (!) al torneo Challenger di San Marino (100.000$). Forse è anche in questa programmazione un po' discutibile che vanno ricercate le ragioni del flop nazionale a livello di tennis di vertice, anche se certamente giocano altri fattori, come l'assenza di valide scuole per giovanissimi che intendano percorrere la via del tennis agonistico. Una strada certamente difficile, faticosa e incerta, ma che però ha le sue regole e che non può essere lasciata all'improvvisazione. Solo degli ingenui possono pensare che sia frutto di un caso che la Svizzera - più piccola della Lombardia schieri due giocatori fra i primi dieci del mondo. Così come non può essere frutto del caso l'argentino Del Potrò, che a soli diciannove anni è fresco vincitore dei suoi primi due tornei ATP. E infatti, se andiamo a vedere l'albo d'oro del trofeo Avvenire, che si gioca a Milano al Tennis Ambrosiano e che è il più importante torneo giovanile del mondo, troviamo che negli ultimi dodici anni hanno vinto sei argentini tra cui lo stesso Del Potrò nel 2003. Insomma in Italia c'è ancora molto da fare ma Seppi, Bolelli e Fognini possono diventare degli ottimi apripista. Intanto aspettiamo il verdetto sul torneo di Amburgo, che rischia l'etichetta di master a tutto vantaggio di quel furbone di Ion Tiriac e della sua regale Madrid.