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Wimbledon

Venus ancora regina

Superata Serena 7-5 6-4. Finalmente tra le due una partita...vera! Quinto trionfo londinese per Venere che non ha perso neanche un set (ultima a riuscire in tale impresa proprio la sorella nel 2002). Ubaldo Scanagatta

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WIMBLEDON _ Grazie Venus, grazie Serena, per averci dato finalmente una partita vera, dopo 15 ...esibizioni mai elettrizzanti. Avete onorato il tennis con una bellissima finale. L’ha vinta 7-5,6-4 Venus, regina di Wimbledon per la quinta volta, ed è stata di gran lunga la migliore fra tutte quelle che avevano giocato. Non sono mancati né i pugnetti, né i “com’on!” (soprattutto da parte di Serena, la più estroversa, come sempre), le urla ora dell’una ora dell’altra sorellona ad accompagnare i colpi più strappati. Fossimo riusciti anche noi, giornalisti e spettatori, a dimenticare che in campo si stavano affrontando due sorelle ci saremmo fatti coinvolgere dalle emozioni che sembravano provare _ per una volta _ soprattutto le due protagoniste.

Già dal terzo game, quando Serena si è avventata per tirare un rovescio a tutta forza al corpo di Venus, quasi a perforarla, si è potuto capire che entrambe erano determinate a dirimere la questione di supremazia familiare. Altro che accordi.

Finale di gran qualità, davvero, forse la migliore mai prodotta da due donne con racchetta, e ciò in barba agli scettici, a tutti i sospetti di combines, ai detrattori di papà Richard che, infischiandosene delle malelingue, se n’era già volato in Florida proclamando, a ragione: “Il mio lavoro l’ho già fatto, buone fortuna a tutte e due”. Lui sapeva di aver vinto comunque. Mamma Oracene, di mamme ce n’è una sola, era rimasta invece assieme alle due sorellastre delle finaliste Isha e Lynn, probabilmente più per consolare la figlia sconfitta che per celebrare quella vittoriosa.

Non ci fosse stato un vento orribile la finale vinta da Venus sulla sorella , 7-5,6-4 in un’ora e 51 minuti, sarebbe stata ancora più bella. In quelle difficili condizioni, con Venus che ha battuto tutti i record di Pat Rafter (“Sorry mate!” era solito dire il bell’australiano) nel riprendere la palla lanciata in aria all’atto di servire _ lei si lancia la palla molto più alta della sorella, il vento la disturbava di più _ ha riscattato un brutto inizio, un break subito nel primo game, un solo punto vinto dei primi 11, pareggiando le sorti del primo set sul 4 pari, conquistando più punti a rete di Serena meno agile negli scambi nell’affrontare i cambi di direzione legati ai refoli di vento.

Venus, che non ha perso un set in tutto il torneo com’era accaduto l’ultima volta qui nel 2002 proprio a Serena, ha saputo sfruttare meglio, grazie anche ai centimetri in più che ha nelle sue leve, gambe e braccia, quelle traiettorie imprevedibili. Ha avuto anche gran carattere a salvare 11 pallebreak su 13,a rimontare da 2-4 nel primo set (per vincere 7-5) e da 1-2 nel secondo nonostante avesse perso quell’interminabile terzo game del secondo set (20 punti e 14 minuti!) salvando sei palle break ma non la settima. Via via che le occasioni svanivano Serena si faceva più negativa, ad un certo momento smetteva perfino di gemere ad ogni colpo, più volte si fermava un attimo prima di scaraventare rabbiosamente la racchetta per terra. “Ogni volta che tiravo un colpo il vento soffiava e…ed era dura!”. Mentre Venus: “Non riesco a credere di aver vinto cinque volte. Serena ha fatto un gran match. E’ stato davvero difficile batterla”. Certo più difficile che battere qualunque altra aversaria. Le due sorelle, ora soprattutto che Justine Henin ha smesso, sono le più forti di tutti quando stanno bene.

E oggi, tempo permettendo _ sono previsti acquazzoni per tutto il giorno _ Federer proverà a vincere per la sesta volta di fila, Nadal a batterlo sull’erba per la prima e a fare l’accoppiata di Borg 1980 Parigi-Wimbledon. Due anni fa lo spagnolo vinse un set, un anno fa ne vinse due, oggi potrebbe vincerne tre. Per la prima volta i bookmakers lo danno alla pari. Vorrà pur dire qualcosa.
 

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