Serena si impose 7-6 6-3, ma almeno per la prima volta dopo 9 incontri precedenti fu una partita piacevole. Ubaldo Scanagatta
WIMBLEDON _ Era giusto che accadesse qui, nel Regno Unito dove ogni giorno davanti a Buckingham Palace migliaia di turisti assistono al cambio della Guardia, per celebrare in pompa magna un altro avvicendamento, quello sul trono del tennis, con Serena trionfalmente sedutasi laddove si era regalmente assisa per due anni la sorella maggiore Venus. Il tennis ha 2 regine che con il loro dominio rischiano però di affondarlo. Perché quando non c’è vera rivalità non c’è atmosfera, non c’è sport.
Poco importa invece che non ci fosse la duchessa di Kent, ancora offesa perché un paio d’anni fa rifiutarono l’ingresso nel Royal Box ad un nipotino. Serena, affrettatasi a chieder consigli sul cerimoniale alla più esperta Venus appena fatto deflagrare l’ultimo servizio vincente, per non sbagliarsi ha fatto un bell’inchino anche al duca di Kent (figurarsi papà Richard davanti alla tv in Florida…) ma non s’è certo accorta che a premiarla con il Venus Rosewater Plate d’argento _ e 437.630 sterline in una busta _ c’era la duchessa di Gloucester. Una duchessa vale l’altra per lei, indifferente alla presenza di Margaret Thatcher, la lady di ferro nel Royal Box in un tailleur verde abbagliante: “Volevo diventare socia dell’All England Club _ i campioni lo sono ad honorem _ sfoggiare quel pin sulla giacca…A gennaio mi dicevo: ‘Qualunque cosa succeda quest’anno io voglio vincere Wimbledon…’ E vincere il Roland Garros è stato un extra, certo che mi è piaciuto, anzi non ci potevo credere a Parigi…, ma volevo Wimbledon, volevo esser… socia di tutto questo prestigio, di questa storia, volevo entrare…nella storia”.
Serena ci è riuscita dopo 78 minuti di un Williams-Show finalmente piacevole, il migliore dei 9 rappresentati con la sorella, nulla a che vedere con quello inguardabile di Parigi. Pareva, tuttavia, d‘assistere a un film senza filo conduttore. Andavano avanti a serie di punti, ora l’una, ora l’altra. Tutte e due parevano voler tirare soprattutto forte, non so se per impressionare più il pubblico _ sempre generoso in fatto di ohhhh, “come on Serena!”, “come on Venus”, o di ironici “come on Williams!” _ o loro stesse. Serena con i suoi ruggiti oscurava quei famosi “grunting” che qui a Wimbledon volevano impedire a Monica Seles. Alla fine il servizio ha fatto la differenza. E forse anche la voglia di vincere. Serena a volte non riusciva a trattenersi, a non mostrare il pugnetto, anche se a matchpoint trasformato non ha davvero esultato come se avesse battuto un’avversaria diversa da Venus. In ginocchio sull’erba, ed incredulo, è invece finito il ventenne argentino David Nalbandian, n.32 Atp, appena vinto il quinto set, l’unico giocato ieri, con il belga dal codino Xavier Malisse. Ha fatto meglio di Vilas e di qualunque sudamericano (Alex Olmedo escluso) “A Wimbledon sono imbattuto…c’ero venuto solo da junior, vinsi il match dei quarti al mattino, persi la semifinale per ritiro perché arrivai in ritardo. Contro Hewitt sarò puntualissimo…
Serena Williams b.Venus Williams 7-6,6-3. Semifinale maschile: Nalbandian (Arg) b.Malisse (Bel) 7-6,6-4,1-6,2-6,6-2. Oggi la finale Hewitt (Aus)-Nalbandian (a Barcellona , terra rossa, quest’anno, l’unico precedente: Hewitt b.Nalbandian 6-2,6-4).