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Rassegna Stampa del 4 Luglio 2008

Riecco "Casa Williams" la commedia di Wimbledon (Semeraro). Williams contro Williams nel giardino di famiglia (Martucci). Incognita Safin per Federer (Tommasi). Erba di casa loro (Azzolini)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Riecco "Casa Williams" la commedia di Wimbledon

Stefano Semeraro, la stampa del 4-07-08

The Williams at Wimbledon. È una commedia, dura da 8 anni. Come certi show che nel West End restano in cartellone per epoche. Trappola per topi di Agatha Christie, roba del genere. Un successone. Dal 2000 a oggi Venus e Serena hanno mancato solo le edizioni 2004 (Davenport, con Venus in finale), e 2006 (Mauresmo, sulla Henin). Quattro titoli per Venere, il primo nel 2000, l'ultimo l'anno scorso. Due per Serena, nel 2002 e 2003, entrambi asportati alla sorellona. Nel 2002 le Creature Oscure vinsero anche in doppio, potrebbero farcela anche quest'anno. Ieri in semifinale, fra uno scroscio e l'altro, si sono liberate di Dementieva e Zheng. La vigilia della finale le sisters la passeranno insieme, stesso appartamento. Venere leggerà un libro, Serena si guarderà un video. Ritratto di famiglia: «Io cucino per Venus in Florida», dice Serena, «ma qui non stiamo ai fornelli». Venus: «Io non cucino mai». Serena: «Più che altro qui funziona a take-away cinese e tv». Venus: «Però l'anno scorso cucinavi di più». Serena: «Quest'anno no». Il copione fuori campo è migliorabile, quello in campo no. Venus è la maggiore, dei 15 match con la piccola ne ha vinti 7 ma nel conto delle finali Slam è sotto di brutto, 5-1 per Serena. Venus: «Combine tra noi? Una domanda che mi offende. Ho rispetto per lo sport» «Perché ho molto rispetto per lei», spiega. «Più che per qualsiasi altra». E i vecchi sospetti di combine, di vittorie decise a tavolino per l'una o per l'altra da papa Richard? «Una domanda che mi offende», risponde Venere. «Siamo professioniste, ho troppo rispetto per me e per lo sport per pensare a una cosa simile. Ricordo il nostro primo scontro, agli Australian Open '99, io volevo vincere e forse lo voleva anche la mia famiglia, perché sono la più vecchia. Altre volte ho pensato: adesso tocca a Serena. Ma nessuno ci ha mai detto nulla». Wimbledon e gli Us Open per le Williams sono le piazze dove fare cassa. D resto è provincia. 28 anni Venus, 27 Serena, fra le pro arrivarono a fine Anni 90, una dietro l'altra, saltando i tornei juniores. Per un po' si sono prese tutto, numero 1 e Slam (8 Serena, 6 Venus) poi infortuni e hobbies assortiti - recitazione, moda, design le hanno distratte. Ma ad ogni rentrée fanno male. Serena lotta di più e picchia meglio di dritto, Venus è servizio e rovescio. Le migliori atlete del tour. Le più forti da sempre, ancora di più oggi che la Henin si è ritirata, la Sharapova arranca, la Ivanovic deve ancora maturare. «Merito dei geni di mamma e papa», butta li Venere. Ma c'è anche il carattere: «A scuola ero una nerd. Serena mi crede perfetta, ma non lo sono. Lei è diversa: la gioia di vivere m persona, anche se ora è maturata». Serena, bulbo e pendenti molto afro, guida il doppio. «Sono l'esperta certificata in relazioni personali della famiglia: quando c'è un problema vengono da me». Senza tennis Venus sarebbe andata al college, «avrei fatto la modella, poi la produttrice musicale e la coreografa». Serena? «Avrei copiato Venus, il mio idolo. Sapete, ci amiamo, siamo come due piselli in un baccello ma per batterla le ruberei anche la colazione. Sul campo ridiventiamo sorelle quando ci stringiamo la mano». Domani si replica. In loggione si mormora che stavolta il ruolo della vincente toccherà a Venus.


Williams contro Williams nel giardino di famiglia.

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 4-07-08

LONDRA (GRAN BRETAGNA) -Williams contro Williams, settimo atto nelle finali Slam. Chissà se domani ci sarà il pepe che, dietro le quinte di «Grandi Sorelle», manca di sicuro. Serena: «Qui a Wimbledon viviamo insieme, non cuciniamo, in genere in Florida lo faccio io». Venus: «Io non cucino». Serena: «Qui non mangiamo altro che take-away davanti alla tv». Venus: «L'anno scorso cucinavi di più». Serena: «Ora mangiamo tanto cinese, pollo e riso». Prologo Ieri Venus ha battuto la Dementieva, Serena ha eliminato Zheng Jie. Tutte e due in due set. E si ritroveranno per la sedicesima volta di fronte. Venus con 4 Championships già vinti, Serena con altri due, tutti e due in finale contro la sorella. Il prologo è la finale degli Us Open 2001, con Venus (15 mesi più anziana) che stravince e fa piangere Serena. Venus: atleta naturale, alta e potente, sosia di Whitney Houston, gusti raffinati, creatività, amore per le letture, insomma, il gioiello di famiglia. Serena: condannata a una dieta continua, meno avvenente della sorella, più scontrosetta e bizzosa, viziata. Venus: «Sono orgogliosa di essere la sorella più grande, l'adoro». Serena: «Non farei cambio, essere la più piccola di casa è il massimo. Figurati con una sorella che mi ispira sempre». Primo atto al Roland Garros 2002, Serena vince la prima finale-derby dello Slam che papa Richard aveva predetto, come i primi due posti in classifica. E tutti giurano, come adesso, che è stata «una decisione di famiglia». Come si lascia scappare la Dementieva, scatenando la 4 volte regina dei Championships in 6 finali): «Mi offendo, sono estremamente professiona le, dentro e fuori campo». Perplessità Allora, il bilancio Venus-Serena era 5-3, con il clamoroso ritiro di Indian Wells 2001. Se avesse perso il tram, Serena si sarebbe allenata ancora per imitare la sorellona? E come mai le 6 sfide successive, comprese le altre 4 finali Slam, sono finite tutte nelle mani di Serena e sempre con partite insipide? «Nel 2000-2001 vincevo un po' tutto io, ero stanca, bruciata, e lei, dopo un paio d'anni senza vincere nulla, era molto più carica», azzarda Venus. «Al primo Miami volevo vincere, come tutta la famiglia, perché ero la sorella maggiore e Serena avrebbe avuto dopo la sua chance. Poi mi è sembrato che dicessero: "Serena non ha più vinto, è il suo momento"». Doppio Quando il tornado Serena si è placato — «Voglio tutto quello che ha Venus » —, dai titoli al primato mondiale, nel 2005, Venus ha ricominciato a battere Serena. Ma non in una finale Slam. E ha ricominciato a giocarci insieme in doppio. Come a Wimbledon, sulla via dell'Olimpiade di Pechino. Serena: «In doppio è importante avere una buona dinamica con il compagno e qualcuno con un bel servizio, così non devo lavorare troppo». Venus: «II doppio è funzionale per stare in salute». Oggi sono in semifinale insieme, domani in finale contro. Epilogo II rapporto è cambiato. Venus: «Io sono quella che non fa errori, e ho messo pressione a Serena perché fosse perfetta. Sono sempre stata la secchiona, lei no. Ora è maturata molto, e io rispetto le sue decisioni. Conosciamo meglio i nostri ruoli, dividiamo più cose fuori del campo e contiamo di più una sull'altra». Serena: «Siamo due piselli nella pentola». Venus: «Siamo diverse e vicine. Io preparo il match leggendo, Serena guardando un video. Il tennis non cambierà il nostro rapporto». Serena: «Quando ci stringiamo la mano torniamo sorelle, questa finale dello Slam fra di noi, dopo 5 anni, è un bene, sarà una ripartenza. Ma sia chiaro: io voglio vincere, questo è Wimbledon, la storia. E per farcela le ruberò davvero la colazione». Anche se domani tornerà il momento di Venus, papa Richard sarà sulla via di casa: «Se i vostri figli litigano, potete stare a guardare?».


Incognita Safin per Federer.

Rino Tommasi, la gazzetta dello sport del 4-07-08

Tra la terza finale consecutiva di Federei e Nadal c'è il ricordo di una delle più belle partite giocate in questi ultimi anni. Si tratta di una indimenticabile semifinale dell'Austrahan Open 2005 nella quale Safin, dopo avere annullato un match point, è riuscito a sorprendere il campione svizzero e a vincere, due giorni dopo, il 2° torneo dello Slam in carriera. E' stata quella partita, che si aggiungeva a una lezione infinta dallo stesso Safin a Sampras in una finale dell'Open degli Stati Uniti del 2000, a farmi scrivere per anni che nella giornata giusta Safin avrebbe potuto battere chiunque. Di giornate giuste Marat non ne ha più trovate molte, altrimenti non sarebbe sceso al 75 della classifica, ma si deve a lui se questo torneo mantiene un motivo di curiosità e di incertezza prima di consegnarsi alla logica conclusione. La partita australiana era stata l'ottava tra le dieci sfide giocate tra i due. Il bilancio è di 8 vittorie a 2 per Federer ma in quelle dieci partite sono stati giocati otto tie-break a dimostrazione dell'equilibrio e dell'importanza del servizio nel loro gioco. Proprio l'incisività nella battuta e la percentuale delle prime dovrebbero garantire a Federer sufficienti margini di sicurezza. Safin si affida alla tranquillità di chi non ha nulla da perdere. Nadal avrà una semifinale e una vigilia più tranquille ma non è detto che sia un vantaggio. Anche se il giovane campione spagnolo non ne ha bisogno, la grinta e la cattiveria agonistica devono, non meno dei colpi, essere tenute sotto pressione. la ribalta di


Erba di casa loro.

Daniele Azzolini, il messaggero del 4-07-08

Somiglia a un inseguimento la storia delle Williams. Forse a un pedinamento. Dieci anni di tennis e di appostamenti, una corsa a tappe, con in palio il traguardo di una vita è in misura per loro. L'una a incalzare l'altra, volendosi bene e tenendosi d'occhio, qualche volta imitandosi. Quasi il mondo fosse una disputa a due. Una gara affascinante, a suo modo, perché pubblica e privata al tempo stesso, gelosamente custodita eppure preda di mille giudizi, di attenzioni persino esagerate. Dieci anni che hanno cambiato l'altra metà del cielo tennistico, e obbligato a fare i conti definitivi con una fisicità che, prima delle Sister, era il requisito di poche virago vincenti, e ora è l'unico termine di paragone, l'indispensabile viatico per la professione. Ripensandoci, hanno vinto loro. O forse il babbo Orco, che oggi se la spassa con una pupattolona che avrà l'età di Venus, mentre l'ex moglie prosegue nella duplice, eterna missione di star dietro alle figlie, nelle vesti poco probabili di coach aggiunto, e di evitare d'incontrarlo. La vittoria sta nell'essere riuscite a non rinunciare al tennis, e nemmeno a tutto il resto che in questi anni è sfrecciato nelle loro ingegnose capocchie. La moda? Ma si, dai, facciamola. I libri, la fotografia, le produzioni cinematografiche, un ' azienda di design d'interni, le fiction in tivvù? Certo, anche quello, e quell'altro. Tutto è possibile per Venus e Serena, fra un match e un consiglio di amministrazione, magari allenandosi un po' meno di prima, e con l'autista fuori dal club pronto a riportarle dietro una scrivania. Pochi lo hanno capito, ma era l'antidoto giusto per continuare ad essere protagoniste. Così facendo, si diceva. non saranno più le prime della classe, ma nessuno ha preso in considerazione che le due dessero per scontata la rinuncia, e che in fondo le concedessero assai poco peso. La verità? Non gliene fregava un tubo. "Conta di più vincere un grande torneo", disse una volta Venus, annunciando la risoluzione finale, condivisa da entrambe. "Sono sfacciatamente ricche", celiò mamma Oracene, "loro sono al punto da poter giocare per la gloria", o per la storia. Ricche da potersi sentire di nuovo come dilettanti. Venus e Serena sono di nuovo in finale. Gli ultimi dieci anni di Wimbledon sono trascorsi sotto il loro nome, fra le risate spontanee di Venus quando vince, i salti strampalati che fa per esprimere la sua gioia, e gli urlacci portuali di Serena. È la terza finale insieme, su questi prati, ma ce ne sono state altre quattro, a siglare i punti cardinali del loro regno. Almeno una finale per ogni torneo dello Slam. E le ha vinte tutte o quasi Serena, cinque su sei al momento. Forse perché è più rabbiosa, o forse perché Venus è la maggiore, e con la piccola di casa s'intenerisce, diventa mammosa. Succederà di nuovo, domani? Difficile predire gli umori di due ragazze che trascorreranno insieme la vigilia del match, e condivideranno tutto, fino all'ultimo secondo. Venus ha giocato un torneo migliore, e a Wimbledon ha già vinto quattro titoli, e giocato sei finali. "L'erba mi mette allegria", dice. Vero. Sui prati Venus torna bambina, corre spensierata, si diverte da matti. Sin qui ha giocato un tennis perfetto, dodici set senza tattiche né strategie, un tennis fatto di colpi e non di pensieri, uno sport senza calcoli, di puro e semplice istinto. E il tennis dove può succedere qualsiasi cosa, anche la più impensabile. Come dominare la Dementieva, e poi quasi concederle il secondo set. Lo stesso ha fatto Serena, in mezzo a due sospensioni per la pioggia. Ha ricoperto la piccola Zheng di ace nel primo, le ha permesso di giocare ed ha rischiato di rimetterci la finale nel secondo. Poco importa. Venus e Serena non sono come le altre. E Wimbledon è casa loro.
 

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