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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Sublime Federer cancella Ancic e aspetta Nadal
Gianni Clerici, la repubblica del 3-07-08
Ritorno in tribuna stampa entusiasta, dopo essermi abbandonato a iperboli poco professionali durante il match di Federer. Nel mio settore siedono gli americani, per solito più professionali, nel loro mestiere, di George W.Bush. Uno di loro, Filip Bondy, del Daily News, nel vedermi così entusiasta sorride e mi fa: «Caro Gianni, siamo qui tutti a agitarci, ma stiamo passando il tempo in attesa di una finale prevista da due settimane, Federer contro Nadal». Sintesi perfetta. E non di meno, il mio entusiasmo di antico aficionado prevale su simili, ineccepibili, considerazioni. Non ero del tutto riuscito a togliermi dagli occhi il dimesso Federer battuto a Roma da un gregario intelligente, Stepanek. E ancor me li croato liquidato senza fatica in tre set. Vince anche lo spagnolo: finale annunciata no il povero campione sommerso dalle pallate di Rafa Nadal al Roland Garros. E, d'improvviso, da un pomeriggio grigio, rigato di pioggia, mi lievita davanti un'immagine esaltante, di un'eleganza, di una genialità incomparabili. Incantato da gesti degni di Nijinsky non faccio che insultare, via etere, il povero regista della Bbc, colpevole di non offrirmi continui replay, e quindi il modo di meglio analizzare, ma cosa dico, meglio ammirare, quei gesti benedetti. Gioca, il divino Roger, contro l'ultimo tennista che ebbe a batterlo, proprio qui, sei anni addietro. Prima che iniziasse la striscia vincente di quaranta partite, trapuntata dai cinque titoli di Sommo Giardiniere. Gioca contro Mario Ancic, un tipo non solo dotato ma intelligente, uno che ha vinto la mononucleosi impegnandosi in studi di avvocato, nella sua Spalato. Mario co nosce bene Roger, sa come giocargli contro, come e dove attaccarlo. E tuttavia, nei primi venti minuti di partita, viene sommerso, sino ad apparire un allenatore, ma cosa dico, un raccattapalle. Quel set d'avvio mi verrà conservato e consegnato in cassetta dagli amici di Sky. Nel corso di quei venti minuti Federerissimo perde un solo punto su sedici che ne batte: e quando non segue a rete, è soltanto perché non glielo consente un suo proprio ace, rubricati in numero di sei. Commette in tutto, il Genio, due errori, rispetto a tredici colpi vincenti. E, infine, lo sventurato Dalmata riesce a strappare un gammuccio, servendo come meglio non si può, e rischiando la vita. Sicuramente invidiosi di tanta bellezza, gli Dei decidono allora di far cadere sul palcoscenico due orette di gocce, tantoché, nell'attesa, vengo attraversato dal dubbio di assistere a una diversa, più banale partita. Intelligente di suo, e certo ben consigliato, o forse disperato, Mario Ancic riappare deciso a rischiare tutto, con il suo ottimo servizio, il suo tennis all'arma bianca. Questo non farà che rendere lo spettacolo più avvincente, anche se forse meno sublime. Due break, uno nel secondo, uno nel terzo set, saranno sufficienti a chiudere la recita. Che termina, statisticamente, con cifre clamorose. Il 51 % delle battute di Roger non ritorna nel suo campo. E lo scarto dei punti vincenti è abissale: quaranta vincenti e sei errori. Con eleganza infinitamente minore, ma con estrema efficienza, vincerà il suo turno anche l'altro futuro finalista, Nadal. Ma mi sembra ormai chiaro che solo l'assenza di Freud dall'angolo del mio svizzero potrebbe mutare il nome del vincitore. Quanto a tennis da prato, non se ne parla.
Federer show La battuta è quella giusta.
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 3-07-08
LONDRA Oche dire dell'escalation dei punti fatti sulla prima di servizio in questo torneo di Federer: 78%, 81%, 84%, 85%, 88%? Parola di re: «II servizio è l'unico colpo che posso controllare: perciò è così importante nel mio gioco. Ho servito bene, non ho concesso palle break e ho anche risposto bene. Certo, fra servire bene e rispondere male, preferisco la prima opzione, ma contro Ancic era fondamentale anche rispondere, altrimenti è sempre a rete». Promessa Dopo la mononucleosi e qualche insolita batosta, Roger il Magnifico ha preso ad auto-elogiarsi: «Contro uno così forte sull'erba, come Mario, non potevo giocar meglio. Sono sempre stato in completo controllo della situazione e mai sotto pressione». Di più: «II primo set è stato uno dei migliori di sempre, come il 6-0 a Hewitt nella finale degli Us Open 2004». Di più ancora: «II mio gioco è fatto per l'erba, potrei vincere Wimbledon per i prossimi 10 anni. Ci sono gli avversari, anche difficili, ma ho sempre trovato una via per batterli. E quindi, il sogno è vincere non solo quest'anno ma per molti anni ancora. Ci proverò e ci riproverò, anno dopo anno». Ancic, l'ultimo che l'aveva battuto a Wimbledon nel 2002, gli fa eco: «Roger ti fa giocare il più difficile possibile, ti punisce appena sbagli e non regala nulla. Ti costringe a giocar duro, al massimo, senza sbagliare. Sinceramente, sono orgoglioso di quanto sono stato aggressivo nel secondo e nel terzo set. Ma, quando ho giocato il mio miglior tennis, nel primo game del terzo set, dovevo lo stesso lottare duro per fare un punto». E poi: «Non l'ho mai visto servire meglio, batte sempre forte e preciso, e cambia sempre angoli ed effetti. Sia con la prima che con la seconda». Sorpresa Federer non sottovaluta il prossimo ostacolo, Safin: «Non ho mai guardato a Marat come al numero 75 del mondo. E' tornato finalmente a dimostrare ancora cosa può fare, anche se sorprende che ci riesca a Wimbledon, perché questa superficie non gli piaceva. Ma so quanto sono pericolosi i vincitori dello Slam e gli ex numeri uno, come lui, Ferrero, Hewitt e Roddick». Safin felice. Anche il simpatico Marat è sorpreso: «Di essere ancora qui dopo tanti infortuni e di aver vinto 2 Slam». Nervoso all'inizio: «Avevo perso 4 volte con Lopez, che è mancino, mi toglie il ritmo, mi fa giocar male. Ero sotto pressione: sentivo l'occasione, ero molto nervoso». Felice alla fine: «Ho variato, l'ho fatto pensare. E, a 28 anni — è incredibile —, ho imparato che posso giocare sull'erba, e posso anche tornare fra i primi 20 del mondo». E Federer? «Per batterlo devi essere Nadal, correre come un coniglio e tirare vincenti da tutte le parti. Perché no? Ho un'altra chance. Ma penso che per me sarebbe batterlo, qui, sia un po' troppo difficile».
La resurrezione di Safin.
Gabriele Marconi, il corriere dello sport del 3-07-08
LONDRA - Ne accadono di stranezze nella vita! Il commento, epurato dalle colorature idiomatiche, è di Marat Safin, incredulo e sollevato ancora prima che gioiso per la vittoria contro lo spagnolo Feliciano Lopez. Quattro set (36 75 76 63) per conquistare la semifinale più inattésa. Ai Championship, su quell'erba "buona per le mucche", per usare un'altra ormai celebre espressione dell'ex numero uno al mondo. Dalle qualificazioni ad Amburgo, quando la sua classifica era precipitata al 95esimo posto, ad essere uno degli ultimi quattro sopravvissuti di Wimbledon. Come una resurrezione per Marat che quest'anno si era presentato ai cancelli dell'Ali England con un record di 9 vittorie e 12 sconfitte. Anno horribilis dal quale il due volte campione di prove dello Slam non sapeva proprio come uscirne. Nonostante il cambio di allenatore, la ritrovata voglia di allenarsi, giocare, vivere una vita da atleta. Dopo il divorzio dallo svedese Peter Lundgren, e Interregno con Alexander Volkov, Marat dal luglio dello scorso anno è seguito da Hernan Gumy. «Eppure anche durante tutta la prima parte della stagione, nonostante mi sia spaccato la schiena in palestra, non funzionava nulla, perdevo qui e là, una marea di match che avrei potuto e dovuto vincere. Non sapevo veramente cosa fare. Poi all'improvviso ho cominciato a giocare meglio sulla terra rossa, e ho ritrovato un po' di fiducia anche se i sorteggi non mi hanno mai aiutato». Ottavi di finale ad Amburgo, secondo turno a Parigi. Poco più' che briciole per il campione russo che a Londra si è presentato sul gradino 75 del ranking mondiale. Eppure il nuovo Marat - al bando eccessi e sfrontataggine - sa anche fare esercizio di modestia e realismo. «Grazie a queste vittorie sono rientrato nei primi 50. Sto risalendo e prima della fine dell'anno voglio essere nei 20 E' il mio obiettivo stagionale». Il suo prossimo avversario, Roger Federer, in conferenza stampa ha ammesso di considerare ridicola (leggi inattendibile) l'attuale classifica di Safin, «un grandissimo giocatore». «Magari mi può vendere qualche punto. D'altronde se non vinci scendi in classifica, è inevitabile. Sono stato anche 95 al mondo quest'anno, ho persino dovuto giocare le qualificazioni. E' stato lì che ho toccato il fondo. Ma è stata una mia decisione, nonostante la gente mi chiedesse che cosa stavo facendo. Ma alla fine mi sono pagato almeno le spese, e credo che ne sia valsa la pena». Mai così lontano ai Championship (nel 2001 aveva raggiunto i quarti di finale), ora con Federer si potrebbero dischiudere clamorosi non meno che imprevedibili scenari. Sperare non è vietato dopo le vittorie sul favorito numero tre Novak Djokovic al secondo turno, Andreas Seppi al terzo, Stanislas Wawrinka (per la prima volta) negli ottavi e ieri Lopez, 31 al mondo. «Mo non esiste che uno vince cinque partite di fila e poi pensa di battere anche Federer. Per me è la prima semifinale qui, lui gioca per il sesto titolo. C'è una bella differenza tra di noi. Non credo di avere grandi chance contro di lui, e' troppo difficile. Per batterlo devi essere come (Rafael) Nadal, saltare come un coniglio per tutto il campo e mettere a segno vincenti da ogni parte». Come dargli torto, soprattutto dopo aver assistito alla lezione impartita dal campionissimo svizzero a Mario Ancic (61 75 64). Poco più di 100 minuti di magie, tra 15 ace e 40 vincenti. Ma chissà.,.ne succedono di stranezze nella vita.