Roger Federer - Mario Ancic 6-1, 7-5, 6-4 Trad. a cura di Sara Cecamore
D: Come descriveresti il tuo stato di gioco a questo punto del torneo rispetto ai Wimbledon precedenti?
RF: Beh, oggi ho avuto di nuovo un altro tipo di avversario, quindi credo che ci si debba sempre adattare un po’. Ma credo di aver giocato bene oggi e in generale in tutto il torneo. Sai, ho avuto tabelloni migliori e altri peggiori negli anni passati qui a Wimbledon. Sono stato in grado di andare avanti negli ultimi cinque anni quindi sono contento che anche questa volta sia andata bene. Mi sento di star giocando bene come gli anni scorsi.
D: E come descriveresti il tuo livello di fiducia in questo momento rispetto a quando hai dovuto affrontare situazioni simili nel corso dei cinque anni?
RF: Lo considererei normale, nel senso che ho molta fiducia, semplicemente perché sono in una striscia vincente. Venire da una vittoria ad Halle, dove ho vinto 4-5 match ti aiuta molto per la fiducia. Mi sento così a mio agio sul campo centrale che il livello di fiducia è ovviamente molto alto.
D: Sei più soddisfatto del modo in cui hai servito o di quello in cui hai risposto oggi?
RF: Beh, sapevo che entrambi sarebbero stati la chiave. Ma preferisco servire bene e rispondere male, francamente, così almeno gli sto dietro con il servizio. Credo di aver giocato in maniera intelligente oggi perché lui è un giocatore pericoloso e cerca di prendere la rete. Sai, mi sento di aver già servito bene a Parigi. Ovviamente Parigi e Wimbledon sono due cose diverse. Lui è un gran battitore. Quando riesco a rispondere, specialmente quando lui è a rete o a fondo campo, trovo un modo per passarlo. In generale, credo sia stata una buona performance , non solo nella risposta.
D: L’ultimo match che hai giocato contro di lui, ti sembra di una vita fa?
RF: Beh, da allora ho giocato tante partite. Ma, non so, non mi sembra così recente come ad esempio il match contro Sampras. Mi ricordo qualcosa, forse avrò visto il match point negli highlight. Non ho visto nient’altro di quel match. È una di quelle cose che cerchi di dimenticare. È più qualcosa di qui ho parlato molto piuttosto che visto, mentre il match contro Sampras l’avrò visto 25 volte. Questo ovviamente cambia un po’ le cose.
D: A questo punto della tua carriera, quando alleni il tuo servizio, cerchi di mantenerlo pericoloso o cerchi ancora di perfezionarlo? Voglio dire, ci lavori ancora su o lo mantieni e basta?
RF: Veramente non alleno molto il servizio. Se ne tiro, diciamo, 50 di fila poi inizia a fare male la spalla. Devi sempre tenere a mente quello che fa al tuo corpo il servizio, specialmente solo servizio, senza scambi o senza pause. Ci vogliono pochi minuti a tirare 50 servizi in fila. E questo non fa bene alla spalla. Ma allo stesso tempo credo che si debba fare quando si ha tempo, solitamente a fine stagione. Ma onestamente, non gli do molta importanza in allenamento perché è tutta questione di costanza e concentrazione, perché è veramente l’unica cosa che puoi controllare. È questo il motivo per il quale il servizio è una parte importante del mio gioco e del gioco di chiunque.
D: Quanto è pericoloso Safin adesso? Ovviamente non è lo stesso giocatore del 2005, ma ha vinto due Grand Slam ed è di nuovo motivato. Lo vedi pericoloso come qualche anno fa?
RF: Beh, voglio dire, devi sempre stare attento a questi ragazzi, Ferrero, Roddick, Safin, Hewitt, sono ragazzi che sono stati numeri uno al mondo, hanno vinto Grand Slams, li consideri come se fossero numeri uno in un certo senso, perché chiunque può giocare alla grande un giorno, specialmente i grandi campioni come loro. Quindi non ho mai condiserato Marat numero 89 del mondo. Voglio dire, è una cosa ridicola. Lo sa anche lui. Ha finalmente dimostrato di nuovo quello di cui è capace. È solo sorprendente che lo faccia qui a Wimbledon perché non gli è mai piaciuta molto questa superficie. Credo sarà interessante perché l’anno scorso non sono stato contento di avere Safin in tabellone. Non sono mai contento. Ero deluso del modo in cui stava giocando ultimamente, ma spero che riuscirà ad avere una seconda carriera. Non vedo l’ora di giocare contro di lui in caso vinca.
D: Cosa ricordi di più della tua semifinale in Australia tre anni fa contro di lui?
RF: Semplicemente aver fatto parte di una grande partita e di aver sofferto tanto. Stavo lottando con il mio piede e riuscivo a stento a correre. Ma, voglio dire, ho lottato e alla fine è andata meglio. Ho visto degli highlights. Non riesco ancora a credere quanto abbiamo giocato bene, perché ho pensato che Marat stesse davvero giocando al massimo e anche io stavo giocando meglio che potevo. È arrivata la notte. Sono quasi ritornato nel quinto, cosa a cui non riuscivo a credere. Alla fine mi ha quasi consegnato il match. Poi è stato brutto perdere il match point perché giocare contro Lleyton in finale sarebbe stata un’esperienza fantastica per me dopo aver già giocato contro Agassi agli US open.
D: Quando giochi così bene come hai fatto oggi, c’è un motivo per il quale non dovresti pensare al sesto o forse addirittura ad un settimo titolo qui a Wimbledon?
RF: Beh, certo, avrò occasione di vincere questo torneo per i prossimi 5 o 10 anni. Non importa come gioco qui. Credo che il mio gioco sia fatto per l’erba. Ci saranno sempre avversari pericolosi e duri da battere. Ed è quello che è successo questi ultimi anni. Ma trovo sempre un modo per vincere. Ovviamente, il mio sogno è vincere non solo quest’anno ma anche negli anni futuri. Se non succede, cercherò di vincere il prossimo. Ormai per me si tratta solo di questo.
D: Come sono collegate la qualità del tuo gioco e altre parti della tua vita personale? Riesci a separare le due cose?
RF: Non so cosa intendi di preciso. Ma sono molto rilassato nella mia vita personale così come sul campo. A volte sembro abbastanza serio ma non ha niente a che fare con l’essere serio, è solo un modo per rimanere concentrato in momenti particolare e non avere lapsus.
Ho cercato di separare la vita tennistica dalla mia vita privata. Ed ha funzionato negli ultimi anni.
D: Hanno fatto vedere che da teenager lanciavi spesso le racchette. Dove è andata a finire tutta quella rabbia ? È ancora dentro di te? Hai imparato ad essere più calmo in campo?
RF: Non sono più così ansioso durante un match da gettare racchette, lancia le palline fuori dal campo o come lo vuoi chiamare, urlare o roba del genere. La prendo con più leggerezza se un avversario tira un bel colpo. Per me non è più un problema. Ma in allenamento ogni tanto esce fuori la frustrazione, la delusione e la rabbia. Ma, con il tempo è qualcosa che è andato via. Penso che specialmente in campo è anche una forma di rispetto per i fan seduti lì non fare cose imbarazzanti davanti a milioni di persone che ti guardano in tv. E tra di loro ci sono anche bambini, voglio che loro abbiano un bell’esempio. Anche se mi piaceva guardare Goran, McEnroe gettare le racchette, lo trovavo divertente, allo stesso tempo penso che non sia necessario comportarti in quel modo. Credo ci siano altri modi e spero che i bambini si ispirino più a questo che non a lanciare le racchette. Ma, voglio dire, ci sta anche lanciare qualche volta una racchetta. Non è un problema