Lo spagnolo, numero due del mondo, spazza via Murray e le speranze brittaniche di vedere un loro rappresentante vincere i Championship. Marat fa fuori il bel Feliciano e si appresta a rivivere emozioni per lui ormai dimenticate. Luigi Ansaloni
Wimbledon - E dunque ci sarà la semifinale più attesa, almeno dopo l’eliminazione di Novak Djokovic. Tuttavia, con il massimo rispetto che uno può nutrire per il serbo, il fascino che propone la sfida tra Roger Federer e Marat Safin è senza alcun dubbio maggiore. Si, perché se è vero che il presente e il futuro sono delle meravigliose incognite, è pur vero che il passato non si dimentica così facilmente, specie se ci ha regalato delle perle come quella che i due artisti della racchetta ci regalarono tre anni fa, nella semifinale all’Australian Open: il 27 gennaio 2005 rimane e rimarrà sempre impressa nella mente e nel cuore degli amanti del tennis. Quel 5-7, 6-4, 5-7, 7-6, 9-7 dopo quasi quattro ore e mezza di gioco a livelli spaziali è un passato che non si cancella.
Se per Federer il risultato odierno e il raggiungimento della semifinale poteva essere considerato quasi scontato, per Safin il discorso cambia: il talento del russo in questi anni è andato a fasi che definire alterne è dire poco, e i grandi risultati, da quell’Australian Open vinto, sono praticamente spariti. Adesso per Marat arriva una nuova occasione, quella di poter conquistare un qualcosa di importante, che nemmeno quando era numero uno del mondo era mai riuscito a raggiungere: la vittoria di Wimbledon. Intendiamoci, non sarà impresa facile, vista la forma di Federer, ma per tutta la durata del torneo il russo ha dato dei segnali che quantomeno fanno sperare in una partita combattuta. Il quarto di finale con Feliciano Lopez, vinto per 3-6 7-6 7-6 7-5, ci ha regalato un Safin che ha imparato a lottare. Sotto di un set, invece di innervosirsi al solito, Marat ha come iniziato a giocare mentalmente con lo spagnolo, e colpo su colpo, punto su punto, game per game è riuscito a portare a casa il match. Da splendida cicala a laboriosa formichina. Un ritornello del tennis degli ultimi anni è stato “L’unico con il talento e la classe di Federer è Safin”, insieme al “Safin può perdere o può vincere contro chiunque”, hits di un disco che però sembrava essersi incantato in un vecchio juke box.
Non ha avuto alcun bisogno di guardare al suo passato, in questo caso recentissimo, Rafael Nadal, che in poco meno di due ore ( 6-3 6-2 6-4) ha disintegrato Murray e con lui le speranze dei britannici di vedere un loro alfiere conquistare il loro torneo. Nonostante il push dei giornali inglesi e di tutto il pubblico, nemmeno per un minuto si è avuta la sensazione che Andy potesse farcela contro un giocatore che allo stato attuale appare francamente imbattibile. In ogni momento, in ogni colpo, in ogni punto la sensazione che lo spagnolo dà è quella di una assoluta invulnerabilità. I giornalisti inglesi presenti in sala stampa hanno ben presto smesso di crederci, come il pubblico presente sul campo centrale: stavolta niente rimonte, niente come on e pugni al vento, men che meno braccia mostrate a mò di Braccio di Ferro. Di “Mr.Incredible” ce n’è uno, ed è nato a Maiorca.
Luigi Ansaloni