Quella con Ancic è stata una delle migliori prestazioni di sempre dello svizzero. Adesso incontrerà Safin che lo sconfisse in Australia nel 2005. Ma da quel torneo Marat non si è più ripetuto. Rino Tommasi
WIMBLEDON - La pioggia che ci aveva generosamente risparmiati per nove giorni è tornata a farci ricordare che siamo in Inghilterra dove l’ombrello è indispensabile più di qualsiasi altro accessorio.
Comunque i tempi sono stati ugualmente rispettati e solo una pioggia continua domenica prossima potrebbe allungare la durata del torneo.
Senza voler dare importanza al fatto che Mario Ancic era stato l’ultimo giocatore a battere Federer qui a Wimbledon (nel 2002) c’era ugualmente curiosità per verificare la condizione del campione svizzero che aveva avuto nei primi turni un cammino troppo facile. Ebbene la risposta di Federer non poteva essere più autorevole. Il primo set che è durato solo 20 minuti è stato una specie di tiro al bersaglio con Federer che ha lasciato all’avversario un solo punto in quattro turni di battuta. Sull’uno pari del secondo set è arrivata la pioggia ad interrompere la mattanza ma alla ripresa del gioco abbiamo ritrovato lo stesso, intrattabile Federer. Per fortuna questa volta c’era un Ancic che per un set e mezzo ha giocato il suo miglior tennis. Tuttavia un minimo passaggio a vuoto (una volee sbagliata ed un doppio fallo) gli è costato il set dopo di che, malgrado uno straordinario game nel primo gioco del terzo set era evidente che il croato non poteva avere l’autonomia nervosa per resistere oltre.
A mio parere una delle migliori partite di Federer. Ora però sul suo cammino c’è Marat Safin che si è permesso di dare un set di vantaggio allo spagnolo Lopez per poi batterlo in quattro set.
Come per l’incontro tra Federer e Ancic, anche qui si parlerà della storica semifinale dell’Australian Open del 2005, dove Safin sconfisse Federer in cinque set. Da quel giorno Safin non si è più ripetuto ad alto livello ma prima di questo torneo non aveva mai vinto cinque partite di fila.
Oggi sono in programma le semifinali del singolare femminile. Le possibilità che possano produrre una finale diversa da un duello tra le sorelle Williams sono modeste. La cinese Jie Zheng dovrebbe essere già soddisfatta per avere ottenuto ieri articoli, fotografie ed elogi quali mai si sarebbe immaginata.
Le tradizioni tennistiche della Cina non sono proprio straordinarie anche se in qualche tabellone di Wimbledon verso la fine degli anni Trenta si può trovare tale Kho-Si-Ki che peraltro non ha lasciato ulteriori tracce della sua attività agonistica. E’ anche curioso che la Cina stai cominciando a produrre qualche discreta giocatrice e ad ottenere qualche risultato, soprattutto in doppio, mentre è invece in ritardo nel settore maschile.
Detto questo sarei sorpreso se la Zheng riuscisse a battere Serena Williams ed andasse oltre una buona difesa. Serena, come del resto sua sorella Venus, non ha ancora perduto un set nel torneo. L’unica volta che ha incontrato la cinesina è stato proprio qui a Wimbledon nel 2004, un 6-3, 6-1 al primo turno che probabilmente Serena ha dimenticato mentre la Zheng lo tiene tra i ricordi più preziosi.
In quanto a Venus potrebbe incontrare qualche difficoltà in più contro la russa Elena Dementieva contro la quale ha perso due volte su sette incontri, compreso un incontro giocato e vinto da Venus nel 2000 nella finale delle Olimpiadi di Sydney.
Può darsi che la Dementieva sia questa volta aiutata dal fatto di non essere davvero la favorita, una situazione che le ha spesso complicato la vita in una carriera che comunque comprende due finali (perdute) nei tornei dello Slam.