I quotidiani inglesi scatenati: prime pagine e paragoni cinematografici tutti dedicati all'idolo locale, che oggi (pioggia permettendon) cerca l'impresa contro Rafael Nadal. Luigi Ansaloni
The Incredible Hulk, The Lion King, Braveheart, Popeye, Mr.Incredible, The Gladiator. A dar retta ai titoli delle prime pagine dei giornali inglesi di oggi, Andy Murray è diventato, dopo la vittoria contro Richard Gasquet di lunedì, una cinematografia vivente. La foto dello scozzese che sventola con orgoglio la bandiera britannica è sbattuta praticamente in ogni singolo foglio di ogni singolo tabloid, e non è una esagerazione. Dal Daily Mirror al Times, dal Sun al Daily Star, dall’Indipendent al Daily Telegraph, è un monologo senza soluzione di continuità. Senza dimenticare, ovviamente, l’immagine del “last man standing british” che mostra orgoglioso il muscolo, con tanto di paragone con il braccio di Rafael Nadal, suo avversario di oggi. In ogni quotidiano troviamo Andy appena nato, Andy con la prima racchetta in mano, Andy con il suo primo allenatore, Andy che vince il primo torneo, Andy con la prima fidanzatina, Andy con mamma, papà e Jamie, tutti insieme appassionatamente. C’è voglia di impresa, c’è voglia di arena, c’è voglia di “matare” il toro per eccellenza, Rafa Nadal, lo spagnolo che quanto a muscoli, sudore e calore non ha nulla da invidiare a nessuno. “Matalo, Andy!”, titola il Daily Star. “I Have Got the Power to beat Nadal!”, dichiara Murray a Metro. La speranza, anche da queste parti, è l’ultima a morire.
E che il sogno di vedere un britannico sul tetto di Wimbledon sia vivo da queste parti lo dimostra l’enorme fila che si è venuta a formare, la famosa “queue” di Church Road. Per comprare uno di quei 500 biglietti per il campo centrale e assistere alla partitissima tra Murray e Nadal. Ieri sera il traffico, per una volta, non era a uscire verso la città ma ad entrare verso Wimbledon: sacchi a pelo, abbigliamento pesante (ma non troppo), cibo e beveraggio per la sopravvivenza. “Bhè, tiferemo per Andy, è ovvio, ma noi siamo inglesi, lui è scozzese”, dice un suo omonimo tutto preso a mangiare una salsiccia con mostarda incorporata, con amico al seguito che tra una birra e l’altra ha il tempo di dire un Yeah di approvazione. Chi si accontenta gode, recitava una canzone, citando una di queste notti qui, un po’ di attesa, un po’ di speranza.
Luigi Ansaloni