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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Rovescio a una mano addio le donne non lo usano più.
Gianni Clerici, la repubblica del 30-06-08
LONDRA Garbin, Mauresmo, Molik, Ruano Pascual, Schiavone, Stubbs, Suarez-Navarro: rappresentano una specie in via di estinzione, che sarebbe vano sottoporre all'attenzione del Word Wild life Fund. Sono le uniche tenniste, su un tabellone di 128, che ancora giocano il tradizionale rovescio ad una mano. A mano rovescia, bisognerebbe specificare, il modo in cui interagiscono i muscoli extrarotatori, più deboli della metà degli intrarotatori, quelli che servono per il diritto. Questa evidentissima nutazione mi è balzata agli occhi anche per noia. Soprattutto sui prati di Wimbledon, dove sono possibili rovesci tagliati, attacchi, smorzate. Il rovescio mono-mano rappresentava una variante capace di rendere molto più interessanti le partite, e più temibili le spécialiste. Ora non vediamo altro che un batti-ribatti robotico, colpi con rotazione in avanti, colpi che van benissimo per la ribattuta o il passante, ma non certo per attacchi o varianti. Tutte le prime, tra le quali le battutissime Sharapova e Ivanovic e Safina, hanno tratto soltanto svantaggi da simili gesti. Gesti infinitamente dissimili da quello, straordinario, della mai abbastanza rimpianta Justine Henin, che proprio del suo straordinario rovescio aveva fatto l'arma che la differenziava e la imponeva al gregge delle bimani. Basta dare un'occhiata a 500 Anni di Tennis per rintracciarvi la storia del rovescio bimane. Il primo fu un australiano degli Anni Trenta, Vivian McGrath, seguito da un'altro, di grande livello, John Bromwich. Mancino naturale, che eseguiva il colpo bimane sulla destra. Ma poiché soprattutto di donne si parla, bisogna attendere l'avvento di Chris Evert, negli Anni Settanta, per ammirare una grande bimane: tanto grande, da riuscire ad opporsi ad una delle divinità del gioco, Martina Navratilova. Chris era figlia di un maestro, Jim. Ebbeadirmiche, in tenera età, la figlia non riusciva a reggere la sua racchetta, in legno. L’aiuto delle mano sinistra Chris era destra - divenne così imprescindibile, e il colpo si affermò via via tra le donne, e divenne tipico di molte, da Tracy Austin su su fino alla Hingis. Resta da chiedersi come mai il colpo bimane sia giunto non solo a prevalere, ma quasi a scacciare quello mono-mano, che secondo me offre un maggior ventaglio di soluzioni. Nonostante il mutamento dei materiali, e l'esistenza di racchettine leggerissime, bambine di tre o quattr'anni, avviate al gioco, hanno evidenti vantaggi muscolari nell'impugnare a due mani. Quel che scoraggia, per l'insipienza e l'incultura storica di molti maestri, è che nessuno si renda conto delle possibilità di mutare un gesto con l'aumento della forza. Come avvenne nei casi di Edberg e Sampras, entrambi nati bimani. Una soluzione ancor più brillante, auspicata da quel genio di Lacoste negli Anni Trenta, fu applicata da Wilander, altro tennista nato bimane e trasformatosi in mono-mano soprattutto per tagliare la palla e attaccare. Ma vedo che sto parlando soprattutto di maschi, tra i quali, a Wimbledon, abbiamo ancora 46 uomini mono-mani contro le 7 ragazze. E va notato che la tendenza femminile, giustificata certo da minor forza muscolare, diviene ancor più preoccupante se l'età media di ben sei tra loro è di 31 anni: passata generazione, quindi. L'unica 20enne è la Suarez Navarro. Come ebbi a farglielo notare, a Parigi, mi rispose con innocenza: «Che vuole, a Gran Canaria, nella mia isola, mi hanno insegnato così». Isola benedetta, risposi.
Gasquet & C. E' Wimbledon il giardino dei talenti.
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 30-06-08
LONDRA «Sarà l'erba, e quindi velocità di esecuzione, rimbalzi imprevisti e gioco d'attacco come prima opzione. Sarà l'orgoglio, sarà la maturazione, dopo qualche batosta di troppo. Di certo non è un caso se negli ottavi maschili di Wimbledon vedremo oggi in passerella i talenti giovani di maggior qualità tennistica: da Gasquet a Cilic, da Baghdatis ad Ancic, Murray e Verdasco. Estro Magari è una reazione effimera. Ma il divorzio dall'allenatore-secondo papa Eric Deblicker ha liberato d'incanto il braccio d'oro di Francia, Richard Gasquet, cancellando il fastidio al ginocchio, la rinuncia al Roland Garros e le sconcertanti voci di un clamoroso addio alle armi ad appena 22 anni. L'ex numero 1 del mondo juniores ed ex bestia nera di Rafael Nadal, già capace di battere Federer e di vincere su tutte le superfici, compresa l'erba (2 volte a Nottingham), ha ripreso a colpire con sicurezza quei suoi incredibili colpi di rimbalzo quasi da ping-pong, impressionando tutti. A cominciare dal prossimo avversario, il beniamino di casa, Andy Murray, più anziano di un anno, che ha battuto 2 volte su 2, e che minaccia, con l'incoscienza del fenomeno e un ritrovato servizio con punte a 220 all'ora. Forte Gasquet ha impressionato tutti nei primi turni. Haas applaude lo scozzese che accende Londra: «Gran prima di servizio, sorprende e non soltanto di rovescio» anche delle semifinali di Wimbledon 2007, a spese di Roddick: «Mi sento proprio bene, sarò divertente affrontare Andy sul Centre Court, mi piacciano questi match». Genio «Ha un nonno inglese», rimarcano i giornali di Londra che storcono la bocca ogni qual volta l'eroe di casa s'esalta per «Braveheart» e le radici scozzesi. Ma la «Murray Mound» è molto più folta di passione dell'ex «Henman Hill», la collinetta di tifosi davanti al megaschermo di Wimbledon. Ed Andy, che umanamente simpaticissimo non è, tennisticamente cresce di giorno in giorno. Come suggerisce l'ultima vittima, Tommy Haas: «Fa un gioco spesso imprevedibile. Gran prima di servizio, nuovi movimenti, grande incontrista, sorprende e non solo di rovescio». Colpi ritardati che ricordano Gattone Mecir, non potentissimi, ma precisi e letali. Eppoi condizione fisica, frutto forse dello yoga Bikram, a 40 gradi: «E' insano, sudi talmente tanto che ti sembra di svenire». Servizio In coppa Davis, i corazzieri di 1.96, Mario Ancic e Marin Cilic, ci avevano impressionato: il 24enne di Spalato per maturità e varietà nel classico servizio-volée, il 19enne di Mostar per potenza di servizio e rovescio. Del resto, «Super Mario», recuperato dopo il 2007 nero, è l'ultimo castigatore di Federer (a Wimbledon 2002), due anni fa era 7 del mondo e ha firmato 2 volte 's-Herongenbosch sull'erba. E la Croazia è già famosa a Wimbledon per il trionfo 2001 di Goran Ivanisevic, da wild card, con la spalla rotta e di lunedì. Parola di Bob Brett, che ha guidato Mario e guida Marin: «Ancic è fra i primi 5 del mondo sull'erba, forse il secondo dietro Federer, è un grande attaccante, pieno di varietà, con servizio-volée importante. Deve sempre lavorare molto fisicamente. Cilic è uno dei giovani forti, il futuro, ha un buon gioco d'erba e sta guadagnando in continuità». Velocità Sulla scia di Roger Federer, la Svizzera applaude il 23enne Stanislas Wawrinka (gran servizio e rovescio a una mano) e sulla scia di Rafael Nadal la Spagna scopre il servizio-volée dell'altro mancino, il 24enne Fernando Verdasco (che ha annientato Berdych). Mentre rispunta perentorio Marcos Baghdatis, 23 anni appena compiuti, che sognava di diventare Rafter o Agassi e si è un po' fermato alla finale degli Australian Open 2006. Schiacciato— o preoccupato, o annoiato? — dal tennis tutto potenza e applicazione. E ora di nuovo liberato, sull'erba, dove il cipriota di scuola francese si diverte, si esalta e inventa tennis. Aspettando i mostri Federer e Nadal.
Il tennis riscopre la battaglia dei sessi.
Gaia Piccardi, il corriere della sera del 30-06-08
A volte ritornano. Senza l'allegra sfacciataggine di quello sporco maschio sciovinista (ipse dixit) di Bobby Riggs, la stella del tennis degli anni 40 che a furia di ripetere «le donne che giocano a tennis sono di una razza inferiore» finì per raccogliere (apposta?) dieci game con la pasionaria Billie Jean King nella Battaglia dei Sessi: 30 mila spettatori il 20 settembre 1973 all'Astrodome di Houston. Senza i giri di parole di Pat Cash («il tennis femminile è due set su tre di spazzatura che dura solo un'ora e mezza») né l'ardire un po' naïf di Richard Krajicek («Le top 100 sono porcelline che non meritano di essere pagate quanto gli uomini»). A volte ritornano con la sguaiatezza senza alibi di Justin Gimelstob, dimenticabilissimo davisman americano ed ex numero 63 del mondo (1999) eletto, non si sa per quali meriti, rappresentante dei giocatori nel board dell'Atp, l'organizzazione che governa il tennis professionistico. E chissà se Gimelstob parlava anche a nome di Federer, Nadal e Djokovic quando è intervenuto in una trasmissione radiofonica di Washington per trinciare giudizi che sono rimbalzati fino a Wimbledon, scuotendo il Tempio alle fondamenta e riattizzando quella battaglia dei sessi che sembrava sopita da trent'anni. I suoi bersagli sono stati Anna Kournikova («E una cagna. Ha un fisico da urlo ma una faccia da cinque. Non me la porterei mai a letto però non mi dispiacerebbe che quello stallone di mio fratello le desse una bella ripassata..»), Nicole Vaidisova («Si è sviluppata proprio bene»), Tatiana Golovin («Mi fa sesso») e Alizé Cornet («Bella righetta»), 18enne promessa francese finalista quest'anno a Roma, troppo signora per rispondere al cafone del New Jersey. Ma è tutto l'ambiente del tennis femminile a non godere di alta considerazione da parte di Gimelstob («Le giocatrici sono delle ignorantelle, non vanno a scuola, non sono socievoli e se in giro ci sono meno lesbiche è solo perché il circuito è stato invaso dalle pupe russe»), molto esplicito nel sottolineare quel complesso di superiorità misto a invidia che, da sempre, contraddistingue i rapporti di inimicizia tra tennisti e tenniste, costretti a convivere sotto lo stesso tetto nei quattro Slam e storicamente in competizione nella conquista di attenzione da parte dei media, interviste, copertine e, naturalmente, soldi. Ai ragazzi, in sostanza, non è mai andato giù che le ragazze siano arrivate a guadagnare gli stessi premi facendo metà della fatica e non è un caso che la polemica sessista sia scoppiata proprio a Wimbledon, l'ultimo degli Slam ad allinearsi alla parità dei prize money, un tabù caduto (dopo 130 anni) nel 2007. Mentre la sindacalista King ha preteso e ottenuto le scuse pubbliche di Gimelstob, Anna Kournikova ha scelto il silenzio, forse meditando una gelida vendetta Vivamente consigliato lo stile Navratilova, che al ruvido Cash per tutta risposta regalò una cravatta «Pur sapendo che un selvaggio come te la indossa di rado». Mitica.