Basta che una delle sue sorelle sia in vena per vincere il torneo. La più grande sorpresa a questo punto? Che la finale non la giocassero proprio Venus e Serena! Ubaldo Scanagatta
WIMBLEDON _ Gerarchie femminili in subbuglio, con tanti saluti alle pin-up che per la disperazione dei fotografi lasciano anzitempo Wimbledon, senza raggiungere nemmeno la seconda settimana, proprio come tutte le nostre sei italiane, belle e meno belle.
Già, proprio così: la n.1 del mondo, Ana Ivanovic, ha fatto la stessa brutta fine della n.2, Maria Sharapova, bye bye Wimbledon! Se la Jankovic arriva in semifinale o la Kuznetsova la batte in finale ci sarà l’ennesimo cambio della guardia. Justine (Henin) dove sei? Com’è cambiato il tennis femminile! Solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile che la n.1 del mondo (nonché campionessa del Roland Garros tre settimane fa) la splendida serba Ana Ivanovic già salvatasi al secondo turno per il rotto della cuffia _ anzi…per un net sul matchpoint_ con la francese Dechy n.97 del mondo _ potesse perdere nettamente (6-1,6-4) con una cinese classificata appena n.133, la Jie Zheng. (ok la Zheng prima di farsi male era stata anche n.27. ma mai una grande protagonista). E ciò 24 ore dopo che l’altra super-bellona del circuito, la venere siberiana Maria Sharapova, n. 2, era stata messa k.o. con un punteggio molto simile (6-2,6-4) da una russa classificata ancor peggio, n.154, tale Alla Kudryavtseva.
Che vuol dire tutto ciò? Uno: c’è maggior equilibrio anche nel tennis femminile. Un tempo la n.100 e oltre non sarebbe mai riuscita a insidiare minimamente la n.1 o la n.2 del mondo, qualche fosse la superficie. Due: l’erba è superficie anomala dove le classifiche lasciano il tempo che trovano, tanto è vero che basta che una delle due sorelle Williams sia in vena per vincere il torneo, come è già successo quattro volte a Venus e due volte a Serena. La più grossa sorpresa a questo punto sarebbe proprio che le due non si ritrovassero contro in finale. Se stanno bene per le altre non c'è trippa.
Non è riuscito nemmeno a sfiorare lontanamente la sorpresa invece la nostra speranza Simone Bolelli contro il campione di Wimbledon 2002 Lleyton Hewitt (6-2,6-2,7-6) che non lo ha mai fatto arrivare neppure a 40 nei suoi 14 turni di battuta. L’australiano, in una vena non dissimile da quella di 6 anni fa, ha ceduto alla battuta soltanto 15 punti in tutto, tiebreak incluso. Se si strappa un solo 15 di media a game non si può pretendere di vincere. Soprattutto quando, oltre a non rispondere quasi mai (“Non riuscivo a leggere le traiettorie del suo servizio…mi faceva due aces a game!”; in realtà sono stati uno a game, 14), si serve maluccio come ha fatto Bolelli per tutti i primi due set. Nel terzo ha battuto meglio e infatti è arrivato al tiebreak anche se lo ha perso per 7 punti a 2. Match senza storia, insomma. Un anno fa, stesso campo e avversario, aveva fatto cinque games. Quest’anno il doppio, ma la delusione resta. Per fare un punto il bolognese doveva prendere rischi enormi, sei, sette volte, perché Hewitt recuperava tutto rovesciando anche le situazioni, da difensive in offensive. L’unica chiave sarebbe stata interpretare un tennis più vario. Ma, mi domando, Simone ne è capace? Oggi la risposta sarebbe no. Però ha solo 22 anni… Speriamo bene, non costa nulla.