108 minuti di dominio incontrastato suggellano un torneo strepitoso per Nadal. La sconfitta più netta per Federer, a livello di slam. Appuntamento a Wimbledon. Ma con quale stato d’animo? Giorgio Spalluto
Una finale senza storia (la più breve dal 1980) come non se ne vedevano dai tempi di quel Bjorn Borg, che quest’oggi ha assistito e premiato colui che è da tutti considerato il suo erede. L’orso svedese era stato l’unico alla vigilia a pronosticare una partita equilibrata; aveva asserito, addirittura, di avere scorto nelle ultime partite di Roger dei miglioramenti sulla terra che avrebbero potuto impensierire il dominatore maiorchino. Purtroppo per i tifosi di Roger e per coloro che avrebbero voluto assistere ad una partita bella e combattuta, sono bastati i primi game, anzi i primi scambi, per capire che quest’oggi non ci sarebbe stata partita contro un avversario troppo in fiducia, che, nei turni precedenti , aveva sventrato giocatori non proprio alle prime armi sulla terra, come Almagro e Djokovic. Quest’ultimo si era arrampicato al tie-break nel terzo set solo in seguito ad un vistoso calo mentale di Nadal che, in vantaggio di 2 set e 2 break aveva un attimo sollevato il piede dall’acceleratore (l’unica volta in 2 settimane). Dall’altra parte della rete un Federer, probabilmente già depresso prima di scendere in campo, per le impressionanti prove di forze dell’avversario. Il fatto che nelle interviste pre-partita ripetesse ossessivamente che avrebbe “dovuto” crederci, non persuadeva nemmeno il più accanito sostenitore sulle sue possibilità di farcela quest’oggi.
Per carità, tatticamente Roger ha cercato di cambiare qualcosa nel suo gioco, venendo molto più spesso a rete e liberandosi molto prima del palleggio. Sono bastate poche risposte nei piedi ed altrettanti passanti strepitosi dello spagnolo per deprimerlo maggiormente. Già a metà primo set, nel suo sguardo si leggeva tutto lo smarrimento e lo scoramento di un giocatore incapace di incidere sul corso ineluttabile degli eventi. L’unico accenno di reazione si è vissuto ad inizio secondo set quando Federer è stato bravo a recuperare un break di svantaggio, ponendo fine ad un parziale di 6 giochi a zero e dando vita ad uno spezzone di partita equilibrato. Sul 3-3 lo svizzero non ha sfruttato una chance per portarsi avanti di un break che, probabilmente, non avrebbe cambiato le sorti del match, ma di certo avrebbe regalato un minimo di suspense in più al pubblico silenzioso dello Chatrier. Svanita la palla break, Rafa si è esibito in un parziale di 9 giochi consecutivi, che gli ha regalato la soddisfazione di infliggere all’avversario, per la prima volta, un 6-0.
Alla fine Nadal non ha neanche avuto il coraggio e la voglia di esternare più di tanto la sua gioia. Troppo netta la superiorità per perdersi in inutili festeggiamenti. D’altronde ha solo vinto, senza perdere un set (cedendo soli 41 giochi in tutto il torneo), il suo 4° Roland Garros di fila, impresa riuscita solo al grande Borg, che, dopo Wimbledon dello scorso anno (con i 5 successi di fila di Roger) vede eguagliata un’altra stricia di vittorie.
E’ proprio a Wimbledon che vedremo come Roger avrà incassato la stesa subita quest’oggi (la sconfitta più netta a livello di slam era quella subita contro Agassi nel 2001 col punteggio di 6-1 6-2 6-4). E’ sempre sull’erba londinese che valuteremo i progressi innegabili del gioco del maiorchino, a partire dal torneo del Queen’s che inizia domani e che non gli ha mai regalato grandi soddisfazioni. Roger dovrebbe giocare ad Halle. Il condizionale è d’obbligo, visto che lo scorso anno diede forfait all’ultimo momento per riprendersi dalla delusione parigina